Ora che tutti i pacchetti (o quasi) sono stati tutti scartati possiamo guardarci onestamente negli occhi e ammettere che tutti abbiamo ricevuto – o addirittura fatto – un regalo brutto. Qui la redazione vi racconta le sue esperienze traumatiche alle prese con facce di tolla che fingevano felicità e reazioni finto piacevolmente sorprese.

regali di natale brutti pamela cocconi

Illustrazione di Pamela Cocconi

Teresa Bellemo
A dodici anni si sa che Babbo Natale non esiste ma proprio per questo puoi iniziare a guardare negli occhi gli artefici del dolore provocato da regalo brutto. Tutto questo probabilmente ha portato i miei zii ad andarsene in Tailandia, mollando i regali per i loro unici due nipoti a casa di nonna. Sapevano che sarebbe stato un dolore insostenibile aprire una scatolina blu e trovarci dentro un ciondolo di murrina. Che un ciondolo di murrina non ha mai fatto felice nessuna dodicenne, perlomeno nel Ventesimo secolo. E dato che potevo evitare di mantenere un contegno, mi disperai nei miei nuovissimi Levi’s 501, imprecando contro gli zii moderni e tailandesi ed egoisti che regalano murrine – chiaramente riciclate – a una ragazzina che aveva iniziato ad amare il rock e bruciato in un falò votivo gonne pantalone di velluto e calze di lana con forellini geometrici. Ma per fortuna quella murrina ha poi preso nuovi lidi per continuare a rappresentare sempre e soltanto quello che deve: un regalo brutto.

Giulia Rizzi
Ho ricevuto parecchi regali brutti. Tanti. Sceglierne uno è dura. Una delle migliori a fare il regalo brutto era nonna, la madre di mio padre. Lei raccattava qualsiasi cosa: raschiava il fondo delle soffitte e poi arrivava sorridente dicendoti che l’aveva scelto proprio per te. Ricordo benissimo quando mi ha regalato un orologio da polso, tutto in plastica, un taroccone. Basterebbe già questo ma no, aveva pure il vetro rotto. Ok, potrebbe bastare così, ma no. Il vetro era stato “riparato” da lei, con diversi giri di scotch. Potrebbe bastare? Beh, dentro il vetro, sabbia. Indovinate dove l’aveva raccattato? MITO.

Giulia Ficicchia
Dopo il prurito dei maglioni di lana, nella top ten delle cose che maggiormente riescono a infastidirmi c’è certamente l’attesa nell’aprire i tanto agognati regali di Natale. La ciliegina sulla torta del regalo brutto è stata messa un Natale di moltissimi anni fa. Una gentile amica di famiglia aveva intuito da non so quale messaggio inviatole dal cosmo che avessi bisogno di un set di orribili grucce, ricoperte in un tessuto che vagamente ricordava il copri divano di casa di un altrettanto lontano e gentile parente. Non si chiede mai ad una donna che fine fanno i regali non graditi, dunque non cederò!

Nellie Airoldi
Il regalo più brutto che abbia mai ricevuto fu un guanto per le pulizie, di quelli che hanno dei pezzetti random di stoffa che penzolano dalla parte centrale e hanno colori super accesi. Chi me lo regalò voleva certamente invitarmi a una vita indipendente, un gesto per farmi capire che ero pronta a una vita da vera donna di casa con tanto di impegno giornaliero per le pulizie. Inutile dire che mi offesi tantissimo e mangiai la sua parte di crema al mascarpone da mettere sul pandoro.

Mariachiara Tirinzoni
Questa è la storia di un Natale surreale, situato in qualche parte dell’adolescenza di una studentessa del liceo classico appassionata di poesia e filosofia. Trovare regali per una così concorderete non sia banale, nonostante le passioni collaterali per musica e disegno possano suggerire qualcosa. Per fortuna si sa, ad una ragazza piacciono gli orpelli. E fu così che mi trovai sotto l’albero una fiammante scatoletta “principessa per un giorno”, con tanto di tiara in plastica sbrilluccicante e anello regale.

Elena Cappelletti
Corre l’anno 2001 ed è la vigilia di Natale. Come da tradizione, arriva il momento dello scambio dei regali e io porgo un bel pacchettino rosso al mio ragazzo dell’epoca. Lo scarta, lo guarda, mi guarda e dice: “Ma ti sembra un regalo da fare?”. Era un phon. Un phon di quelli piccoli che emettono rantoli appena percepibili piuttosto che getti d’aria calda. Un phon. A Natale. E se state pensando a quanto fosse tremendo come regalo, sappiate anche che lui era provvisto di pochi capelli.

Manuela Zanolo
Il miglior modo per ricevere un regalo bello è “suggerirlo velatamente”alle persone che ti stanno vicino. Nonostante questo è stato il mio ex è riuscito per anni a regalarmi sempre tutt’altro, infatti è stato lui a farmi uno dei regali più brutti in assoluto. Innanzitutto fu acquistato all’ultimo, nel negozio più brutto di tutta la provincia di Torino, solo perché si trovava a pochi metri dal suo ufficio. Durante lo spacchettamento riconobbi la marca e mi chiesi come poteva aver avuto il coraggio di entrare in quel negozio, ma decisi che avrei comunque chiuso un occhio dandogli una chance. Era un maglione verde pisello, giallo ocra e marrone come in un quadro di Mondrian, però brutto. Tempo fa provai a liberarmene offrendo il maglione a diverse amiche. Rifiutarono tutte, educatamente. Tranne una. È tra le mie amiche più care, è belga, ma non è lei a cui chiedo consiglio su come vestirmi.

Lavinia Francia
Il regalo brutto è quello che mi fanno ogni anno le amiche di mia mamma. Gentilissime, le signore si prodigano ogni anno per far avere un pensierino alla piccola di casa (ho 35 anni), che sia preferibilmente colorato e iper femminile (vesto total black da almeno 10 anni). Pur animate da motivazioni squisite, le signore atterrano sempre su un oggetto che credevo sepolto negli anni 90, dove l’hanno visto protagonista, e invece risorge puntuale come una multa non pagata: il cofanetto Pupa. Quest’anno, nella pratica versione “make love not fur”.

Lucia Ceccolini
Per anni (leggi: 10 anni) un’amica di mia madre mi ha regalato trousse di trucchi. All’inizio le ho apprezzate, ma anno dopo anno la questione si è fatta un po’ grottesca. Il topo-trousse era almeno di una marca di make-up nota, ma poi si è andati sempre più a scadere nello sconosciuto cheap spinto, e la signora in questione si è resa conto che ecco forse non ero proprio tipa da ombretto azzurro cielo o verde erba, e che gli anni 80 erano finiti. All’undicesimo anno ha capito, e mi ha regalato un barattolo da un chilo di Nutella.

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