Venezia, 16 luglio 2011

La festa del Redentore, per chi non lo sapesse, si festeggia ogni anno la terza domenica di luglio. Come festività nasce nel 1577, per celebrare la liberazione della città dalla peste. Oggi, invece, più che liberare dalla peste, il Redentore, è un gran festone che si trascorre, per i più fortunati in barca ormeggiati in laguna di fronte a San Marco e per i più sfigati in strada, un po’ in balia della fiumana di gente che serpeggia tra le calli.

Finalmente sono riuscita a convincere qualche amico a unirsi a me, nell’esperienza di trascorrere per una volta il Redentore in barca con una mandria scalpitante di amici di amici di amici.
La quota di iscrizione si aggira intorno agli 80 € per una topa da 35-40 persone e comprende: da mangiare (cicchetti e panini), da bere, l’imbarcadero, la barca e il suo equipaggiamento (console, casse, bagno chimici).

In realtà poi, nonostante la vera festa sia la domenica, è il sabato il giorno cruciale e più divertente: è quello che si trascorre in barca, in attesa dello spettacolo di fuochi d’artificio.

Punto di ritrovo è il Tronchetto, al quale potete accedere grazie al futuristico people mover, che collega piazzale Roma (quello della stazione dei treni per intenderci) con la terraferma.
Al tronchetto si ritrovano una decina di tope, una delle imbarcazioni aperte tipiche dei veneziani, addobbate a festa. Armati del kit del redentore (cappello in paglia multicolor, corona di fiori e braccialetto fluo che pare consentire ingresso privilegiato ai bagni) prendiamo posto nella topa più vuota.
Non fatevi abbattere da chi vi dice che il Redentore in barca è un incubo perchè non ci sono i bagni e perchè è troppo dura resistere dalle quattro di pomeriggio all’una di notte facendo la pipì in un secchio: oggi, nel 2011 esiste anche la topa-bagno, cioè una barca con i bagni chimici sopra!

Accompagnati da una musica dance un po’ anni ’90, devo dire a tutto volume, ci dirigiamo verso Rialto, dove ci fermiamo per bere uno spritz in piazza.

(Divertente il passaggio sotto i ponti con la gente che saluta e acclama, così come i saluti a distanza incrociando le altre barche a festa.)

Sono circondata da ragazzi cowboy-fluo che mangiano polpette di tonno e la birra già scorre come l’acqua nel Canal Grande.
Dopo circa un’oretta di spritz torniamo a bordo con direzione la laguna di fronte a San Marco, dove riuscuamo ad accaparrarci una posizione ideale per la vista dei fuochi d’artificio. L’aria che si respira è leggera e positiva: ci si scambia via parole qualche pezzetto della nostra storia, di dove viviamo, che vita conduciamo…

Arrivati di fronte a San Marco, gli imbarcaderi legano le cime di una decina di tope insieme creando una fila unica. Gli imbarcaderi, per inciso, hanno un fisico pazzesco eh.

La distesa d’acqua di fronte a San Marco si trasforma in una piattaforma di barche. Guardando tutta la gente in piedi sulle imbarcazioni intorno a noi si ha l’impressione di stare sulla terraferma, su una di quelle classiche piazze italiane, durante una festa patronale. Al tramonto il panorama dalla barca è incredibile: suoni, luci, colori e calore umano ci accompagnano fino alle 23:30, quando iniziano i fuochi d’artificio.
Torniamo a casa un po’ ammaccati per l’attraversamento delle barche (la topa bagno era a circa quattro tope a destra), ma felici con la promessa di tornare anche il prossimo anno: mai più un Redentore a terra!