Per colpa della sbadataggine di mia madre e della mia natura sospettosa non ho mai creduto all’esistenza di Babbo Natale. A cinque anni sapevo già dove i miei tenevano nascosti i regali, ma questo non mi ha tolto il divertimento, anzi: il sottile piacere dell’essere l’unica depositaria del grande segreto era aumentato dallo spettacolo dell’incrollabile buonafede di mio fratello, che si è lasciato ingannare fino quasi alle scuole medie.

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Natale a casa | Illustrazione di Irene Servillo per Cosebelle Magazine

La grande scoperta sul Natale della mia vita è stata un’altra ed è arrivata insieme all’età adulta, quando ho capito che la mia festa preferita non piaceva a tutti: in realtà la maggior parte delle persone che conoscevo avrebbe cancellato volentieri dicembre dal calendario pur di liberarsene. È stato allora che mi sono posta la fatale domanda: e se avessero ragione loro? Perché degli adulti di buon senso dovrebbero perdere tempo a decorare la casa, comprarsi regali ridicoli a vicenda, riunire membri della famiglia che non si sopportano e organizzare un menù impossibile che metta d’accordo il nonno tradizionalista, il cugino vegano e la zia criticona? Noi, che abitiamo lontani da casa e mettiamo piede in chiesa solo per qualche matrimonio e troppi funerali, perché dovremmo prendere un treno o organizzare una macchina carica di vettovaglie e tornare all’ovile a celebrare la nascita del bambinello? Per non parlare dei traumi familiari irrisolti che tornano a galla ogni Natale, insieme al reflusso postprandiale causato dalle porzioni che non riusciamo più a mandare giù, perché insieme alle certezze lavorative la nostra generazione ha perso anche la capacità di digerire le venti portate che i nostri nonni avrebbero definito un pranzetto leggero.

Diventare grandi è una gran brutta faccenda, lo so. Insieme allo sguardo incantato dell’infanzia e ai grandi sogni di rivolta dell’adolescenza rischiamo di smarrire anche la leggerezza di stare bene senza troppe paranoie. Come uscirne? Io dopo discussioni infinite e altrettante bustine di Geffer ho capito che avevo bisogno di un solo ottimo motivo per salvare il Natale e sono andata a cercarlo nell’unico posto dove la mia famiglia ha sempre risolto le questioni più spinose: la cucina. Qui ho trovato i Tordelli, la pasta ripiena tipica della terra che mi ha cresciuta, la Versilia, cucinati rigorosamente qualche giorno prima del 25 dicembre dalle donne di casa, tutte insieme, intorno a una grande tavola di legno, sporche di farina da capo a piedi, puzzolenti di ripieno e con le braccia intorpidite.

Vi regalo la ricetta dei Tordelli, da maneggiare con amore: è una preparazione lunga, perfetta da condividere con le persone a cui volete più bene, perché alla fine se il Natale ha un senso è solo questo, essere felici insieme.

RACCONTO DI NATALE- LA RICETTA DI ILARIA GIANNINI - NATALE 2015 - COSEBELLE MAGAZINE

Racconto di Natale: la ricetta di Ilaria

Ps. La ricetta di mia mamma è tarata su una tribù di dieci persone circa, se siete in pochi dimezzate tutte le dosi, i Tordelli in eccesso potete sempre surgelarli, noi lo facciamo sempre e restano ottimi anche dopo mesi!