Se diciamo “scienza“, cosa vi viene in mente? La copertina del libro di biologia? Il laboratorio di fisica al liceo? “Il Piccolo Chimico”? Antonino Zichichi by Crozza? Oggi proviamo a “dimostrare” come teorie, leggi e l’influenza-reminescenza della scienza (complessivamente intesa) riescano a orientare le scelte dei designer, anche nell’ideazione di oggetti di uso quotidiano, come un vaso da fiori o un set di posate. Una mini-rassegna in 4 oggetti.

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Vaso comunicante by Acquacaldadesign

Un liquido contenuto in due o più contenitori comunicanti tra loro…

Dal 2007 Federica Castagno e Sara Petrucci sono le artefici di Acquacaldadesign, un team, con base a Torino, attivo sul fronte del design sperimentale, ovvero il design “che si basa sull’esperienza, che si fonda sull’esperimento, che procede per mezzo di esperimenti: dimostrazione, prova, verifica sperimentale“. Intendono il design come “una scienza esatta” e in questa direzione hanno ideato alcuni interessanti progetti, tra cui Vaso comunicante, un contenitore in ceramica per fiori recisi provvisto a lato di un tubo trasparente, con cui tenere sotto controllo il livello dell’acqua all’interno. E correre ai ripari in temi utili!

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Floater by Seongyong Lee

Un corpo immerso in un fluido…

Una sfera d’aria lungo il manico è il piccolo artificio a cui è ricorso il designer Seongyong Lee per la sua linea di mestoli e il set di posate galleggianti. In apparenza a questi oggetti sembrerebbe spettare un ruolo nella categoria “design dall’utilità discutibile“; in realtà -e soprattutto nel caso di forchette e coltelli in ABS con interno cavo- la bolla d’aria riveste un duplice ruolo. Contribuisce infatti a ridurre la pressione durante il taglio e l’azione di presa sul cibo e durante il lavaggio rende più facile la ricerca delle posate che, galleggiando, non passano inosservate nell’acqua schiumosa del lavello. Forse non indispensabile, ma almeno ingegnoso.

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CMYK suspension light by Dennis Parren

I colori non esistono (ma con la luce…)

Arriva sempre, probabilmente già durante le scuole medie, il momento in cui qualcuno pronuncia la fatidica frase: i colori non esistono. E sebbene sia piuttosto rapido comprenderlo, questa affermazione resta invece difficile da digerirle completamente (“Eppure, appena la settimana scorsa ho comprato un Blu oltremare o un Terra di Siena bruciata in cartolibreria!”). La CMYK Lamp di Denis Parren, tra i progetti più apprezzati durante la Eindhoven Design Week 2011, premiata in svariate occasioni e inserita nella nostra selezione di cosebelle viste durante la Milano Design Week nello Spazio Rossana Orlandi, ci ricorda come l’esistenza dei colori sia vincolata a quella della luce. Una volta accesa, questa lampada-scultura diffonde su soffitto e pareti una moltitudine di linee nei colori primari, quel ciano, magenta e giallo dal cui mix si originano tutte le altre tinte.

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Fractal Table II by WertelOberfell con la collaborazione di Matthias Bär | photo credits: StéphaneBriolantParis

Frattali mania

Dopo un periodo di lavoro presso Ross Lovegrove Studio, nel 2007 i designer Gernot Oberfell e Jan Wertel fondano il team WertelOberfellda allora firmano mobili, lampade e progetti di industrial design per prestigiose aziende internazionali. Affascinati dall’uso creativo dei software e animati da un profondo interesse verso le nuove tecnologie e i processi produttivi, amano combinare logica e forme organiche, come nel caso del tavolo Fractal. Realizzato in resina  epossidica, nasce da studi su modelli di crescita frattali e si caratterizza per la gambe-ramiformi che salendo verso il piano di appoggio divengono progressivamente più fitte. La “frattali mania” non ha lasciato indifferenti il  Metropolitan Museum of Art in New York e il Montreal Museum of Fine Arts: Fractal Table II (nella foto), evoluzione del  Fractal Table I lanciato durante il Salone del Mobile del 2008, è parte della collezione permanente dei due musei.

Come volevasi dimostrare. 😉