Come l’anno zero, che separa la nostra cronologia storica tra prima e dopo Cristo, esiste un giorno dell’anno in cui la percezione delle cose cambia radicalmente. Potremmo definirlo tranquillamente “Primo giorno di caldo”. Che non è, attenzione, il primo giorno d’estate. Quasi sempre, infatti, il primo giorno di caldo è mooolto prima rispetto al giorno astronomico del solstizio. Al “Primo giorni di caldo” non gliene frega niente delle nostre convenzioni o del movimento dei pianeti. Lui arriva quando gli pare. E quando arriva separa l’anno in due fasi abbastanza nette (diciamo abbastanza perché non è sempre definitivo, a volte è seguito da degli strascichi successivi di clima ancora mite che hanno l’effetto di farci credere di aver fatto soltanto un brutto sogno). Nella fase precedente tutti (o quasi) parlano dell’estate come di una cosa bellissima; in quella successiva tutti (o quasi) se ne lamentano.

È un classico, no? Prima del “Primo giorno di caldo” l’estate è un lontano miraggio fatto di aperitivi sulla spiaggia, mare turchese, una bellissima gonna lunga nuova, canotte sottilissime e short cortissimi scelti accuratamente dopo aver consultato mille siti web e consigli di look e che ci fanno vestire in cinque minuti per poi andare spedite verso ristoranti di pesce dove i camerieri ci conoscono ormai per nome. Dopo il “Primo giorno di caldo” l’estate si presenta esattamente per quello che è, soprattutto se il luogo in cui la si passa, per la maggior parte del tempo, è una città lontana chilometri anche solo da una pozzanghera d’acqua. Ecco l’estate rivelarsi come quella cosa che quella canotta sottilissima te la appiccica addosso, che ti fa tatuare ogni seggiola sulle gambe grazie a quei seppur bellissimi shorts, che per settimane ti fa passare notti insonni per il caldo o per la proverbiale zanzara e ti fa agognare quei quindici giorni di ferie che quasi sempre coincidono con quelli di qualche altro milione di persone. I tormentoni musicali. E quindi hai voglia il mare turchese e gli aperitivi sulla spiaggia.

Ho amici che in vacanza si svegliano prima di quando vanno in ufficio perché “almeno così arriviamo sulla spiaggia per primi e possiamo prenderci i posti migliori, in più a una certa ora si affolla troppo e noi ce ne possiamo andare”. Insomma, quasi peggio che lavorare. E pensare che l’estate da queste parti ci piace pure.

caldo

Ma c’è una cosa che tra il prima e il dopo il Primo giorno di caldo rimane una certezza immutabile: è quella gonna lunga

Fateci caso. La gonna lunga è un must 4 stagioni molto più dei jeans, che d’estate diventano una cosa immettibile (anzi, intoglibile). D’inverno, o meglio nel A.p.g.c., la gonna lunga va benissimo con un paio di biker boots, un maglione over size e si è pronte per affrontare le tante ore fuori casa, dalla colazione alla cena con le amiche. Mano mano che il “Primo giorno di caldo” si avvicina, basta sostituire il maglione con una felpa o una t-shirt e gli stivaletti con un paio di sneakers e la gonna lunga, come una coperta di Linus, è sempre lì, pronta a risolvere il classico “Che cosa mi metto oggi?”.
Ma è nel D.p.g.c. che la gonna lunga dà il suo meglio. Fa caldo? Una canotta e via. In ufficio serve tenere un look un po’ più sobrio (mica vorrete andare in minigonna o con gli shorts sfrangiati, vero?)? La gonna lunga è un grosso sì. Sta benissimo anche con una camicetta senza maniche annodata in vita o con una Oxford che avete rubato dall’armadio di vostro padre. Ai piedi, dei ciabattoni, delle espadrilles, quello che volete. A chiudere il cerchio e a dimostrare una volta ancora che la gonna lunga ci risolve sempre la vita, ci pensa poi il classico borsone per fine settimana last minute: un bikini, due t-shirt, infradito, un paio di sandali un po’ sbrilluccicosi e… una gonna! Pronte per il weekend, dal chioschetto sulla spiaggia fino al club senza soluzione di continuità la gonna lunga c’è! Ah, ennesimo, grandissimo ok: è sempre fresca e diventa la tua migliore amica in quella terra di mezzo che odiamo più di qualunque altra cosa: la terza settimana dopo la ceretta, quando mancano ancora tre giorni all’appuntamento con l’estetista. Più migliore amica di così, non lo sappiamo proprio.