C’è un mondo bellissimo dove anche se ci si stanca e si sta sempre in piedi e ti fa male un po’ dappertutto e i bagni sì, ok sono belli ma pur sempre chimici e il giorno si scambia con la notte finisce che ci vuoi sempre ritornare. Questo mondo bellissimo è il Primavera Sound Festival.
Lo sapete ormai. Ogni anno da quattro anni Cosebelle fa tappa a Barcellona e ogni anno è sempre bello e appagante. Poco importa se si sono già visti alcuni artisti, se rimuginandoci sopra l’edizione di qualche anno prima finisce per sembrarci migliore. Poco importa, dicevamo, siamo già pronte per il prossimo anno. Perché? Perché il Primavera Sound è una festa dove tutto è abbastanza ordinato, dove vedi migliaia di persone simili a te, dove fuori c’è Barcellona, dove ci sono i bambini. E ok che non faranno le 4, ma allora vuol dire che il Primavera Sound è davvero il migliore dei festival possibili, soprattutto se non si ama il fango (Glastonbury), non si ha più l’età per bivaccare in campeggi che ogni giorno che passa peggiorano le loro condizioni igieniche (Sziget) e non si è così ricchi sfondati da intraprendere viaggi intercontinentali (Coachella).
Ma passiamo agli hightlight.

Il podio dei concerti del Primavera Sound

Un post condiviso da Teresa Bellemo (@vedo_gente) in data:

1 Bon Iver
Per cuore, per attesa, perché riesce a far tacere anche gli inglesi ubriachi e – credetemi – farli tacere non è facile. Lo ho visto da sola (come molti concerti in realtà) e poco dietro di me un ragazzo non ha fatto che piangere per tutto il tempo. Io ho ceduto con Skinny love, anche perché le sue parole stavano scritte su un post-it. Alla fine del live me ne stavo andando, mi sono voltata e gli ho stretto il braccio e con gli occhi lucidi gli ho sorriso (e credetemi se vi dico che per me stringere braccia a sconosciuti è proprio una stranezza).

2 Flying Lotus
Al Primavera Sound finisce che un concerto che inizia alle 3 del mattino rischi di essere uno dei migliori di tutto il cartellone. Perché quando hai davanti uno che spacca, spacca a qualunque ora ed è una cosa che si percepisce mentre lo vedi. Non so come dire, senti che insomma è una bomba e che anche se sei stanca lo ascolteresti per altre due ore. Quando si dice sapere come si fa.

3 Solange
Nonostante molti la liquidino come la sorella di Beyoncé, il fatto che sia la sorella di Beyoncé porta al Primavera Sound quell’unica cosa che manca: un po’ di hype poppeggiante americano (soprattutto nel senso di hype e di stile) che Frank Ocean doveva portare ma che invece ha bypassato del tutto paccando alla grande. Ecco, nel caso gli organizzatori del PS mi stiano leggendo, potrebbero segnarsi questo appunto (insieme ai volumi dei main stage, ma lì ci ho perso le speranze).

3 ex-aequo Angel Olsen
Ammetto che a una cert’ora me ne sono andata per vedere Joey Purp, ma da quella fredda sera al Covo in cui mezza malata ha tenuto un concerto breve e forse un po’ troppo moscio, ne è passata di acqua sotto ai ponti. Una super band, Angel in forma e più “confident”, come si dice. Dopo ammetto che a me piacciono i pezzi con tiro e dopo un po’ sulle ballad mi annoio, però, insomma, viva Angel Olsen.

E poi: Joey Purp, Swet shop boys, Mac de Marco, Haim, Japandroids, Arcade Fire. (Per i The XX scusate ma non ce la posso fare, live dico).

Quello che ci portiamo a casa dell’edizione 2017 del Primavera Sound

L’Unexpected Primavera
Siccome non possiamo più sopportare di annoiarci, e per farlo non sono sufficienti nemmeno una settimana di concerti e un cartellone con oltre 80 artisti, gli organizzatori del Primavera Sound si sono inventati sta cosa di annunciare all’ultimo minuto live sparsi per l’area del festival. Concertino il giovedì degli Arcade Fire, presentazione in anteprima del nuovo disco dei Mogwai il venerdì (che sembrano tornati ai vecchi fasti) e delle Haim il sabato (per quanto io voglia loro bene, un teasing di 24 ore mi è sembrato lievemente esagerato).

Le tette
Un anno pieno di tette. Costumi interi, magliette scollate, reggiseno who? Ho la ferma convinzione che dipenda un po’ da questo free the nipples generalizzato, dalla moda Bershka, da questa riduzione del timore di mostrarsi e sopratutto che per farlo serva essere Kate Moss. Ecco, la maggior parte non lo era (qualcuna sì).

I glitter
Chi ha iniziato con i brillantini e ha iniziato a spargerli sui volti di chiunque? Non ci è dato saperlo, ad ogni modo è finita che sabato, l’ultima sera, ci fossero più persone glitterate che non. Per dire i trend pazzi del Primavera Sound.

La spiaggia
L’area del festival aumenta di anno in anno e quest’anno si è palesata una spiaggetta più accessibile e carina rispetto a quella dello scorso anno. Contiamo in un Primavera Sound 2018 con gli ombrelloni e i teli mare brandizzati. Dopotutto incredibilmente quest’anno si stava bene in manichette corte fino a notte inoltrata (sempre per quel discorso del migliore dei festival possibili), evviva.

Insomma, ormai siamo a casa, in ufficio e abbiamo quasi superato il jet-lag e magari abbiamo già visto qualche altro concerto. Ma il Primavera Sound è già segnato per il prossimo anno. E chi non lo ha ancora fatto davvero non sappiamo cosa aspetti. Non vale nemmeno la scusa del non essere più giovincelli, il PS è davvero un festival per tutte le età e, anzi, forse tra i più potenzialmente apprezzabili da chi non ha vent’anni.

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