Nicola Ravera Rafele entra di diritto tra i finalisti di questo Premio Strega 2017 con Il senso della lotta, un romanzo costruito nei minimi particolari con cura e maestria. È la storia di Tommaso, un contratto a progetto a Roma nella sede del Corriere della Sera e un attacco di panico che lo sorprende durante la sua routine. Poche pagine e siamo già smarriti, addolorati, perché chi conosce le sensazioni descritte da Tommaso riconosce anche quel senso di impotenza che un attacco di panico sa innescare. E il protagonista non se ne capacita: vive una vita precaria, certo, ma almeno ha questi contratti a tempo determinato, ha una compagna che non sa se ama ancora, due genitori adottivi e una storia alle spalle che pensava di aver dimenticato.

Ma all’improvviso questo passato ritorna prepotentemente e quel fragile castello di carte che è stata la sua vita fino ad ora crolla miseramente sulle sue spalle e su quelle di chi gli è vicino. Una fragilità momentanea, seppure devastante, diventa l’innesco per il viaggio di Tommaso alla ricerca della verità sui suoi genitori terroristi, morti in un incidente stradale nel 1983 dopo una fuga che li ha portati in Francia. Perché si trovavano lì? Perché hanno scelto di sposare la causa della lotta armata degli anni di piombo?

Il senso della lotta è un po’ noir, un po’ romanzo di formazione “tardivo”, perché già adulto è il suo protagonista; ma questa formazione è reinterpretata in chiave moderna perché le vicende sono perfettamente calate nei problemi e nelle miserie del nostro tempo. Tommaso si districa in una giungla di contratti a tempo determinato, le ansie, il cinismo della sua generazione, la politica, il ricordo delle occupazioni liceali negli anni ’90 e la sua vita incompiuta, sospesa tra passato e presente. A tutto questo Nicola Ravera Rafele unisce una connotazione storica importante, un pezzo di storia italiana che la nostra generazione di ventenni e trentenni conosce ancora troppo superficialmente. Siamo nell’epoca degli anni di piombo e delle Brigate Rosse, gli anni della follia giovanile in cui la lotta armata sembrava una soluzione reale ai problemi sociali e politici italiani.

Era davvero un mondo migliore, tu che avevi 18 anni nel 1968, era davvero la libertà e l’immaginazione, e la liberazione sessuale, e la musica e la poesia di Roland Barthes e il Free Cinema e le avanguardie e le occupazioni? Era davvero dolce, la vita prima della rivoluzione? Tutta questa fottuta mitologia. Quella rivoluzione che poi non si è fatta.

Tommaso si trova, suo malgrado, a rivivere passo dopo passo tutti gli avvenimenti principali di quegli anni. Conduce una indagine alla ricerca della verità sui suoi genitori e si imbatte nella morte di Fulvio Croce, l’avvocato assassinato dalle Brigate Rosse, la morte di Claudio Varalli e Giannino Zibecchi a distanza di un solo giorno, ma anche il ruolo di Renato Curcio, storico fondatore delle Brigate Rosse, e l’assassinio di Aldo Moro, violento e cruciale per la storia italiana. In questo racconto storico Nicola Ravera Rafele sviluppa la radicalizzazione del padre di Tommaso, Michele Musso, e l’incontro con sua madre, mettendo insieme le vicende attraverso i racconti dei personaggi che Tommaso cerca, uno ad uno, mandando all’aria la sua vita, quando:

Il crollo della facciata di omissioni porta in dono una straziata allegria.

Quello di Tommaso è un viaggio tra Roma, Parigi, Pouillac (vicino Bordeaux), e Milano alla ricerca di un passato che ha il sapore di un presente. È proprio a Milano che avviene la sua redenzione, ma anche, in un certo senso, quella di suo padre, sconfitto dalla vita e dalle sua stessa radicalizzazione, per un finale inatteso, rivelatore, giusto. Ed è solo allora che Il senso della lotta diventa il senso della vita stessa.

Questo è il sesto appuntamento per lo Stregabello 2017. Qui tutti gli articoli #stregabello