Gli orti di Budapest

© Leonardo kert logo, 2012

Orti urbani e autoproduzioni agricole a chilometro zero sono sempre più diffusi nelle nostre città. A Budapest, città urbanisticamente fertile per un fenomeno di questo tipo, per i suoi tanti lotti vuoti, gli orti sono da tempo una realtà consolidata e in crescita, per esigenze economiche, ma anche per il forte legame degli ungheresi con la natura.

© Leonardo kert image, 2012

I Kertek (termine usato per giardini e orti, oltre che per i pub rudere) sono sparsi nel centro città e, poco fuori, in periferia e sono tutti esempi interessanti, che funzionano secondo regole e principi precisi, e che prevedono la gestione  partecipata di più soggetti, tra associazioni culturali, scuole e privati cittadini, che se ne prendono cura e mescolano più sinergie.

© Leonardo kert image, 2012

L’orto più organizzato ed ambito è il Leonardo kert, nel centro città, a ridosso della zona di nuova edificazione del Corvin, tra vecchi edifici a ballatoio.

Questo luogo non è solo un orto, ma anche spazio sociale e didattico e, più recentemente, il Kèk, Centro per l’Architettura Contemporanea di Budapest, e i suoi volontari hanno riconvertito vecchi pallets in sedili, panche e tavoli per arredare uno spazio collettivo al suo interno. C’è poi anche una grande vasca con terriccio, dove coltivare e fare lezioni sull’agricoltura  e sull’educazione alimentare ai piccoli studenti.

Il Kèk, nel suo manifesto per i közösségi kertek (giardini collettivi), annuncia di volere avvicinare le persone al giardinaggio urbano, cercando di utilizzare al meglio il potenziale creativo ed educativo insito in spazi comuni come gli orti di città. Tale approccio e le esperienze acquisite possono essere utili anche per altri ambiti della vita, come il rispetto per l’ambiente e il lavoro rispettoso con gli altri abitanti della città. L’intento è anche quello di contribuire alla creazione di un movimento di giardinaggio urbano in auto-sviluppo.

L’orto è diviso in moduli di circa 2,70 x 2,70 m con relativi passaggi per raggiungere comodamente il proprio posto e lavorare con acqua, terra, semi e piante. Dove non è possibile coltivare direttamente sul terreno, per la presenza dei resti di cemento del vecchio edifico che occupava il lotto, sono stati predisposti dei barili.

Occupare un modulo di terra è gratuito: la regola è prendersene cura e rispettare l’elenco di ortaggi e piante coltivabili.

Se tuttavia non si ha la fortuna di poterne occupare uno, perchè difficilmente se ne liberano e qualcuno cederà il posto, si può sempre entrare nell’orto, trovando il cancello aperto, e godere del verde coltivato.

E se da più parti e su vari siti web si trovano ormai definizioni, studi e statistiche sul profilo tipico dell’utente dell’orto urbano, una cosa è certa: questa attività è rilassante, poco costosa, appagante e, se ben gestita, biologica.

L’elenco completo degli orti e dei giardini collettivi di Budapest è consultabile qui!

foto: Martina Giustra