La spillina diventa un demo musicale.

Devo ammetterlo: sono sempre stata una feticista delle spilline e piccoli accessori delle band da accaparrarsi ai concerti. Investire al banchetto lato palco qualche euro in ricordi da mettere sulla mensola in camera. Tornare a casa con l’ultimo cd comperato al concerto e preso direttamente dalla mani di uno dei membri della band.

Si aprono nuove opportunità in questo campo grazie all’invenzione di Playbutton: un vero e proprio player, a forma di spillina, da poter indossare, collegare con uscita audio ad un paio di cuffie e sul quale caricare un set limitato e non modificabile di pezzi musicali. Sul fronte, come ogni spillina che si rispetti, la possibilità di essere personalizzato con un’immagine.

La BBC parla di questa novità collegandola all’idea di autoplay, come se la musica avesse una nuova strada per promuoversi e diffondere prelistening dei pezzi musicali prima dell’acquisto. In realtà esempi precedenti ci sono stati: nello stesso post si fa infatti riferimento al disco ‘autoplay’, ma alcuni anni or sono anche in Italia c’è stato fermento in merito all’utilizzo di supporti USB e Flashdrive al posto del caro cd, dove il supporto poteva essere usato e personalizzato anche con usi diversi, ad esempio come braccialetto o portachiavi.

La vera genialità alla base di questa idea, oltre al lato fashion e alla possibilità di ampliare l’area di utilizzo anche a settori lontani dall’industria musicale, viene proprio dall’ideatore, Nick Dangerfield, che parla della frubilità di Playbutton soprattutto per lo scambio della musica, per condividere in modo pratico una manciata di ascolti senza dover connettere nessun device al proprio computer e mantenendo allo stesso tempo un senso di tangibilità del supporto (a questo proposito vi consiglio l’intervista al completo su techpeek). Insomma un nuovo strumento più consistente di un download su SoundCloud e allo stesso tempo un gadget più brandizzabile di un cd.