Ancora una volta.

La lancetta della benzina si abbassò all’improvviso verso lo zero e il giovane guidatore di una Punto blu anni ‛90 dichiarò che faceva venir rabbia quanto beveva quella macchina.
“Non ti preoccupare, passato il casello c’è un Autogrill.” Rispose la ragazza sollevando la testa che aveva tenuto appoggiata sulla spalla del ragazzo per tutto il tragitto, mentre fissava attraverso il vetro del cruscotto la luna quasi piena di un fine luglio caldissimo.
Non avevano pensieri, il contatto reciproco e l’odore forte della pelle sudata e unta di Autan li stordiva e li rendeva muti. L’aria tiepida che entrava prepotente dai finestrini spalancati spettinava loro i capelli intrecciandoli in nuovi complicati nodi d’amore.
Tornavano da Vigevano in direzione Milano, erano stati al concerto di Julian Casablancas.

***

“Devi fare la pipì?” chiese Lui entrando con la sua vecchia Fiat nel parcheggio dell’area di sosta.
La bocca di Lei si aprì maleducata in un grosso sbadiglio: “No, non ti ricordi che l’ho fatta dietro a quel camion prima di salire in macchina?”.
“Dai, però ce lo facciamo lo stesso un giro nell’Autogrill? Ci prendiamo una birretta?”. Le parole del giovane, animate da una strana fretta, cantilenavano come se fossero state pronunciate da un bambino.
Lei si asciugò una lacrima di stanchezza che ammorbidiva l’aureola dei suoi grandi occhi scuri e gli rispose flebilmente: “La mezza è passata da un pezzo, avranno blindato i frigobar oramai…. Che tristezza…”
“Dai entriamo lo stesso, compro le sigarette e poi facciamo benzina.” Disse Lui, ora risoluto come un uomo. Poi spalancò la portiera e scese dall’auto. Girò intorno al muso della macchina e aprì la portiera del passeggero.
Nella luce arancione dei lampioni dell’autostrada, il giovane ricominciò di nuovo la solita manfrina: “Dai, dai, baby!”
Non appena Lei si decise a mettere una gamba fuori dalla portiera, per assecondare quello che le pareva l’ennesimo capriccio di un ragazzino viziato, Lui le afferrò il polso e la tirò con forza fuori dalla macchina.
“Dio, mi sento tutta appiccicata e guarda le mie povere gambe, mi hanno mangiato quelle maledette!” Si lamentò Lei, sentendo il caldo dell’asfalto bruciato dal sole salirle sotto la gonna: “Se facciamo benzina subito, magari riusciamo a trovare un bar ancora aperto sulla strada di casa…”
“All my fantasies died when you said yours.” Le rispose sottovoce senza guardarla in faccia, mentre richiudeva con un colpo forte la portiera.

***

L’odore delle brioches, del caffè e della Rustichella entrò alieno nelle loro narici mentre davano occhiate in giro completamente spersi.
L’Autogrill sembrava loro una navicella spaziale quasi deserta, dove le uniche tracce di vita umana erano due baristi e una cassiera misteriosamente vestiti di rosso.
Nel silenzio della musica di Isoradio sentivano ancora troppo forte il ronzio ovattato provocato dalla forza dei Synth di Julian.
Lui non le aveva ancora lasciato la mano. La trascinava per i corridoi stracolmi di giocattoli, cd di cantanti troppo italiani, best sellers e prodotti  eno-gastronomici della tradizione, in cerca delle scale che portavano ai bagni.
Camminavano vicini e veloci, sfiorando il profilo opposto dei loro corpi.

***

“Ma non mi scappa, te l’ho già detto!” Piagnucolò la ragazza infastidita dallo scintillio crudo delle piastrelle illuminate al neon nella hall dei bagni, mentre lo osservava guardarsi intorno in cerca di chissà che cosa.
“Vuoi per favore…” Lui si girò e piantò i suoi due grandi occhi azzurri in mezzo all’ovale del viso di Lei  “… fare la brava Charlie?”.
Il ragazzo aprì la porta del cesso dei disabili e la invitò ad entrare.
“Non vorrai farlo sul serio?” Un brivido di odio attraversò la spina dorsale della ragazza.
“Vieni è pulito.” La incoraggiò il giovane tendendole la mano.
Lei incrociò le braccia strette sotto il seno. Un “No” quasi gridato riuscì a stento ad uscirle dai denti, che il rinnovato nervoso le aveva fatto serrare.
Lui diede un debole pugno alla parete e drammatizzando più di quanto fosse necessario, continuò ad insistere deluso, prendendo parte a quella che gli pareva fosse soltanto un’artefatta commediola di virtù, purezza e continenza.
In fondo Lui voleva solo giocare e non capiva il motivo di tutta quella ottusa ritrosia : “Dai vieni, cristo sono io!”
“Non mi piaci quando ti metti in testa certe idee. E poi che cazzo di scene sono queste?” Lei avrebbe voluto scomparire in quello stesso istante, scappare via anni luce. La scintilla della sopravvivenza cercava di portarla lontano da Lui.
“Dai vieni, Charlie, ti prego…” Lui si avvicinò, le prese il viso tra le mani e la baciò piano, sfiorandole appena le labbra: “…. ti prego…”
Le lacrime presero il posto della rabbia che piano piano ammutoliva negli occhi della giovane. Sciolse il nodo delle sue braccia e abbandonò il peso del corpo sul torace ancora madido di sudore del ragazzo.
Se la testa le intimava di lasciarlo e di salvarsi da una vita che non avrebbe mai finito di riproporre gli stessi schemi, il suo corpo purtroppo riconosceva il suo incastro perfetto nella linea di quello del ragazzo.
Una questione di specie, davanti alla quale il suo raziocinio non trovava argomenti. Erano fatti della stessa carne e della medesima pelle e ogni volta bastava ristabilire un contatto fisiologico per rinnovare la promessa del loro amore.
Lui la accolse tra le braccia e la condusse dentro al bagno, chiudendosi dietro la porta.
“Voglio stare un poco dentro di te.” Le disse baciandola.
“Ma perché proprio qui?” sussurrò Lei celando il viso sul petto del ragazzo , mentre sentiva le sue mani correre sotto la gonna e afferrargli il sedere.
“Magari con quello sfigato con cui facevi la gatta non ti saresti fatta tutti questi problemi!” le disse respirando l’odore forte della sua pelle sudata.
“Non ricominciare a fare lo stronzo, ora!” Le scappò un sorriso perché Lui aveva appena detto una plausibile verità. Gli spostò le mani che erano già scivolate dentro la sua biancheria.
“È per questo che stai con me. Perché sono uno stronzo. Una stronza come te in fondo non vuole altro che trovarsene uno ancora più stronzo. Se non ti tenessi testa, ti saresti già annoiata.”
Lei si lasciò prendere per i fianchi e farsi girare di spalle. Poi Lui le cinse stretta la vita con un braccio e le abbassò le mutandine da sotto la gonna con l’altra mano.
“Charlie, hai il sedere a pois!” disse Lui ridendo di cuore.
“Oddio! Davvero? tutto questo è davvero molto romantico… e poi secondo te non è che ci avveleniamo con tutto sto Autan sulla pelle?” Rise di cuore anche Lei.
Lui la strinse forte, facendo aderire il corpo alla schiena e alle gambe di lei. Immagazzinò, come aveva già fatto innumerevoli volte, l’odore dei suoi capelli:
“Lo sai che ti amo, lo sai vero?”
“… ti… ti amo anche io…” Lei inarcò la schiena, girando la testa all’indietro in cerca di un bacio: “…lo sai vero?”
“Si. ”
Si baciarono piano, mentre il vaso di Pandora lentamente cominciava ad aprirsi.
“Ce l’hai un preservativo?” Chiese la ragazza.
“Si.”
“Allora facciamo l’amore, ti prego.”

Fecero l’amore, guardando il cerchio imperfetto della Luna nella fessura della finestrella del bagno.
Fu il primo di tanti altri faticosissimi Ti amo.

llustrazione di Fanna