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Illustrazione di ELENA XAUSA

La frammentazione enologica del nostro fruttifero stivale unita alla capacità tutta italiana di parteggiare a spada tratta per il proprio territorio pongono copiosi ostacoli alla nostra sete di nuovo. Tuffarsi nel popolare e nel conosciuto è sicuramente più easy ma un balzo carpiato nell’ignoto può regalare brividi che lasciano il segno. Osiamo ed andiamo a curiosare in seno alle dolci colline da cui si nutrono avidamente super stars come il Barolo e il Barbaresco. La loro fama, meritatissimo per altro, ha però messo in angolo, come Baby di Dirty Dancing, un gioiellino che ho riscoperto poco tempo fa grazie a svoltosissimi amici Verdunesi. Ad onor di cronaca devo ammettere che, grazie al naming intrigante, anche se lontano dalla papilla il sovversivo vino che sta per entrare nelle vostre vite non ha mai lasciato la mia mente, facendo capolino di tanto in tanto per regalarmi un sorriso e un moto di trasporto.
Un nome, un programma: Pelaverga, nella varietà di Verduno. Avete ben inteso, questo antichissimo vitigno, presente da tempo immemorabile nel territorio dei comuni di Verduno, La Morra e Roddi d’Alba, è una promessa truffaldina che è stata mantenuta nei secoli.

Verduno Pelaverga Fratelli Alessandria

Verduno Pelaverga Fratelli Alessandria

A fine del 1400 si inizia a parlare di lui negli statuti e lo si descrive come “uva negra” avidamente attaccata a piccole e deliziose mele. I suoi acini fremono, si avvinghiano bramando la dolcezza dei frutti sin dalla prima fioritura. La sua natura luciferina sceglie come trampolino di lancio proprio il sacro attraverso un sacerdote del paese di Verduno, il Beato Sebastiano Valfrè. Ignaro dell’elisir che ha per le mani l’uomo porta un mazzolino di barbatelle nel suo paese e lo dona al vivace re Carlo Alberto che oltre ad amare donzelle, uomini e animali si diletta nelle sperimentazioni enologiche. Il Pelaverga ha trovato il suo mentore.
Catturato dal nome e bramoso di scoprirne l’escatologia il re lo vinifica in purezza (fino a quel momento era utilizzato come supporter per Nebbiolo e Barbera) e perde la testa. Il rosso rubino si riflette nelle sue pupille dilatate. L’estasi prende forma dal suo profumo vivace, intenso, fragrante e fruttato su cui spiccano note speziate di pepe bianco, stuzzicanti. Le narici si fanno turgide e la gola si inaridisce lasciando presagire un effluvio di sapori. ‘E poi la volta del palato, disarmato dal gusto secco, fresco, armonico e vellutato come un manto d’ermellino appena tosato. L’umore si rallegra, le gote s’infiammano come un tizzone ardente, una strana frenesia s’impossessa delle membra convergendo nei baricentro ombelicale. Seguono intense varie attività che lasciano il buon Carlo Alberto e tutta la sua corte giulivi come oche lascive. Verduno s’innamora del Pelaverga (il cui nome risulta essere realmente ficcante per descriverne le doti) e si trasforma in cittadella dal sorriso facile e dalle fave sgranocchiate. Viene incentivata la produzione e promosso il vino che inizia a raccogliere consensi degli intenditori fino a diventare una DOC.
La particolarità di questo vino è indubbia, ha carattere, uno stile marcato, unico che può dividere ma il suo successo risiede sicuramente anche nel nome, garanzia delle sue potenti doti afrodisiache (presentare a tavola un Pelaverga non può lasciare indifferenti). Ha gradazione che va dai 12,5 ai 14 gradi e si può godere in solitaria per un aperello, un momento di riflessione o banchettando suinosamente. Cercatelo nella vostra enoteca di fiducia e date una svolta ad una tranquilla serata di gozzovigli.
Si consiglia un consumo moderato per non sciupare i gioielli di famiglia e, ovviamente, come da insegnamenti del buon Carlo Alberto, meglio se in buona compagnia.