Paterson vive a Paterson, New Jersey. Ogni mattina si alza alle sei e mezza, bacia la ragazza che dorme sul suo petto, mangia latte e cereali e va al lavoro. Appunta delle parole su un taccuino, il suo taccuino segreto, poi chiude le porte dell’autobus e inizia il suo giro. Mentre guida, ascolta i discorsi dei passeggeri, pezzi di conversazione rubati qua e là, oppure, più spesso, i propri discorsi interiori che da semplici pensieri si trasformano in parole e infine in poesia. La sera, smontando dal turno, rientra a casa, saluta Laura, ascolta la sua giornata fatta di forni e cupcake e strani sogni e velleità artistiche da cantante folk e poi porta a spasso Marvin, il loro indolente bulldog inglese, beve una birra al pub del quartiere e va a dormire. Questa è la vita di Paterson, amore, poesia, un autobus. Niente di più, niente di meno.

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Non era facile tradurre il linguaggio della poesia in immagine. Sebbene sia la poesia stessa a parlare per immagini. Eppure Jarmusch ci riesce, coltivando sul volto asimmetrico di Adam Driver la bellezza delle cose più insignificanti. Insieme, impresa non meno difficile, ecco che come accade con i versi, il tempo si restringa o si dilati, seguendo un ritmo quasi musicale. In questo caso un adagio o una bella ballata blues. Un pizzico di malinconia che non guasta ed è comune a tutti i poeti, trasforma l’ordinario in straordinario. Un valzer di incontri, ricorrenze, rime (il motivetto dei gemelli sognati da Laura che inseguono Paterson per tutto il film), pause studiate, dialoghi brillanti, che fanno della parola la protagonista assoluta.

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Scritta sullo schermo, in bocca ai passanti, agli avventori del bar, alla strampalata fidanzata, persino al cane Marvin, la parola è ovunque. Tranne, forse, che in bocca a Paterson, muto e impassibile, come si conviene ad un poeta. Se mai fosse pubblicato il taccuino di Paterson, racconterebbe la bellezza di una vita bella in quanto semplice, fatta di fiammiferi Blue Ohio che avvampano come cuori d’amanti (Prévert), pioggia che scorre trasformando le pozzanghere in quadri, libri di William Carlos Williams letti la Domenica mattina, e ritorni a passo lento verso casa.

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«Senza amore, perchè esistere»?, chiede un amante sfortunato davanti a un whiskey, al bancone del bar. Forse, risponde Jarmusch, nessuno. Perché le parole sono, come diceva il poeta sommo Catullo, “scritte sull’acqua”e possono andar perdute o nuovamente inventate. Quello che resta è la vita, la dolcezza di un risveglio, un giorno uguale all’altro.