Nell’immaginario comune Parigi è rimasta una città d’altri tempi…la città dell’amore, la Ville Lumière, lo stile della moda francese che riecheggia nei nostri immaginari come l’immagine di una Sabrina che torna a casa con una classe mai vista prima. Immagini immortali, immagini d’altri tempi, immagini che corrispondono solo in parte a ciò che la capitale in realtà è. Già perché Parigi è soprattutto una città in movimento, giovane, moderna, la prima città al mondo per  livello di innovazione. I giovani scalpitano, si aggregano, hanno idee e la città li sostiene, permette loro di realizzarsi, di divenire presto imprenditori e di sperimentare sulla propria pelle il gusto dell’unire rischio, incertezza e tenacia, nel tentativo di far divenire reale un progetto nel quale si crede. E così nascono realtà come quella di Les Petits Frenchies, una start up composta da un’équipe di trentenni e a volte neanche ancora, che rappresenta l’esempio di un’imprenditoria che, nonostante la giovane età e lo spirito aperto all’internazionale, ha come valore il preservare lo stile, la qualità e il savoir faire fancesi aggiungendovi un tocco moderno – vintage-chic- come lo definisce l’ideatore del progetto, Thibault Mallecourt.

Les Petits Frenchies, Parigi

Les Petits Frenchies, Parigi

COSEBELLE: Da dove viene il nome “Les Petits Frenchies” e come nasce il vostro progetto?
LES PETIT FRENCHIES: Frenchie è l’appellattivo con cui gli anglossassoni definiscono i francesi e in più abbraccia tutto ciò che è tipicamente francese, dalla moda, alla cucina, allo stile di vita…una sorta di filosofia. Il progetto nasce da un blog, creato nel 2012, attraverso il quale abbiamo iniziato a comunicare la nostra visione di “essere francesi”, con stile onesto, ironico, ma anche carico di rispetto, per trasmettere ai lettori il valore dell’appartenere a questa cultura.

CB: La parte di e-commerce si è aggiunta successivamente?
LPF: Sì, la parte di e-commerce è arrivata recentemente, all’inizio del 2014 perché, forti del supporto di lettori appassionati, abbiamo pensato fosse importante non solo parlare di marche tendenze e prodotti, ma ancherendere accessibile e tangibile lo stile francese in vari settori, la moda-in primis- ma anche la déco e la cucina, anche se per ora sono soprattutto le marche d’abbigliamento che animano la nostra boutique virtuale.

CB: Che tipo di prodotti proponete sul vostro sito?
LPF: In realtà non vogliamo “vendere prodotti”, non abbiamo un catalogo perché il nostro obiettivo è di differenziarci dai normali siti di e-commerce. Noi parliamo di marche, giovani, emergenti, non conosciute, ma 100% francesi. Parliamo di esperienze, di storie, di volti che stanno dando vita al loro progetto credendo nel made in France. Condividiamo una filosofia e cerchiamo, parlando appunto di volti e storie, di valorizzare marche che svecchino ed innovino lo stile francese che è nell’immaginario comune.

CB: Recentemente avete anche aperto uno showroom a Parigi, perché… visto che le vendite avvengono online?
LPF: Per dare credibilità alle marche che proponiamo online, perché la rete a volte fatica a trasmettere la qualità di un prodotto che dovrebbe potersi toccare con mano. Esponendo i prodotti nella showroom diamo loro tangibilità, non solo per coloro che passano a curiosare. E’ l’essere rassicurati dall’idea dell’esserci, in loco. E poi per divertirci, per creare eventi, per avere un punto dove ritrovarci ora che siamo tutti a tempo pieno sul progetto.

Les Petits Frenchies, la showroom, Parigi

Les Petits Frenchies, lo showroom, Parigi

CB: Quanti sono LPF? E’ un’équipe che nasce fantasticando sui banchi dell’università? (lo chiedo perché è un’immagine che fa sempre un po’ sognare…)

LPF: Oggi siamo una decina, 5 all’inizio e… No alla base non c’è un’amicizia, ma una collaborazione professionale. Io trovo rischioso unire personale e professionale, quindi quando ho deciso di creare un team per sostenere il mio progetto, ho scelto in base ai  profili, complementari, non necessariamente personalità a me affini.

Les Petits Frenchies, l'équipe, Parigi

Les Petits Frenchies, l’équipe, Parigi

CB: E tu, quando hai deciso di abbandonare il lavoro che avevi per dedicarti appieno al progetto? Non hai avuto paura di rischiare?
LPF: Prima lavoravo nei servizi per una società di viaggi, che aveva acquistato una start up, la prima di mia creazione. Ho deciso di lasciare tutto quando ho avuto l’evidenza che il progetto stava in piedi, quando degli investitori l’hanno sostenuto. Amo l’idea di realizzare in prima persona progetti di business, ma cerco di calcolare e minimizzare il rischio.

CB: Progetti per il futuro?
LPF: Vorremmo farci conoscere anche all’estero, in Corea del sud, Cina nei paesi anglosassoni, ma ci vuole cautela perché lo stile fa parte della cultura, appartiene al DNA e ci vuole tatto per farsi conoscere con i giusti valori, ci vuole delicatezza per apportare senza imporre e per questo bisogna comunicare conoscendo intimamente il lettore, il consumatore.

CB: Una cosabella?
LPF: Avere la possibilità di collaborare con imprenditori guidati da cuore, ambizione e sincerità… mmm anzi ambizione e sincerità direi.

CB: io lascerei anche il cuore!

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