Ognuno di noi quando approda in una nuova città, appena appoggiate le valigie e sincronizzato, se necessario, l’orologio, parte con un personale piano d’attacco… c’è chi acquista una guida turistica, chi ha bisogno di crearsi abitudini come iniziare a frequentare il bar sotto casa o il giornalaio all’angolo, c’è chi – giuro esiste – necessita immediatamente di un parrucchiere locale e invece c’è anche chi ha bisogno di sapere -e vedere – dov’é l’acqua. Chi ha quest’esigenza farà capolino prima di tanti altri nei pressi del Canal Saint Martin, questi neanche 5 km di canale e ciottolato giusto affianco alla Gare de l’Est, che ad inizi 900 servivano per il trasporto dell’acqua potabile e che tutt’oggi è caratterizzato da un alternarsi di ponti e chiuse e luccicanti agglomerati di ferro verdastro.

Canal Saint Martin, Parigi

Canal Saint Martin, Parigi

Posto magico, quasi città nella città, e per questo difficile a volte da inquadrare o definire… già perché per i parigini del 16esimo è troppo hipster, quelli del Marais lo confondono con Bastille o con la zona delle stazioni, quelli del quinto lo conoscono appena e per quelli del 20esimo… tanto vale restare a Belleville… sembra quasi che giusto Amelie Poulain lo amasse dichiaratamente… Amelie e chi ha bisogno di vedere l’ acqua.

I ciottoli, Canal Saint Martin, Parigi

I ciottoli, Canal Saint Martin, Parigi

Eppure Canal Saint Martin brulica di gente, sempre, e autoctoni, per di più. Bisognerebbe fare un sondaggio per capire da dove vengano. E in più, a tutte le ore del giorno e della notte. Già perché questi 5 km sono colmi di proposte e di attività. La mattina è bello correre lungo i bordi del canale, nei weekend estivi, in più, la zona diventa pedonale per cui si può anche osare la strada. I bar e i bistrot sono innumerevoli, d’ inverno dalle vetrate mostrano le chiuse, d’ estate diventano un tutt’uno con esse grazie al susseguirsi di terrazze e micro tavolini. C’è Sésame, per un brunch retrò con bagels, torte fatte in casa, smoothies e uova alla coque. L’ atmosfera è conviviale, per coccolare chi è scivolato fuori di casa, senza essersi ancora del tutto svegliato ed è indeciso tra un baretto e una colazione in pigiama “faite maison”.

Sésame, Canal Saint Martin, Parigi

Sésame, Canal Saint Martin, Parigi

Sésame, Canal Saint Martin, Parigi

Sésame, Canal Saint Martin, Parigi

Meno sognante, ma sempre in stile retrò, dominato stavolta da legno scuro, vecchi banconi e specchi, è Les enfants perdus. Qui il brunch è un copioso pranzo della domenica (a prescindere dal giorno della settimana) e se invece proprio di weekend si tratta, meglio allora prenotare prima.
Per uno stuzzichino veloce sur place o à emporter c’è Lulu la nantaise, che propone crêpes bretonnes, da non considerare assolutamente come le conosciute crêpes. La complète è quella tipica… prosciutto cotto formaggio e uovo sopra ad una base di crepe, per l appunto, il cui impasto viene realizzato con la farina di grano saraceno. Gli altri ingredienti e combinazioni sono da scegliere al momento, prendendosi pure qualche istante di riflessione.
Strade stradine e incroci pieni di negozi, negozietti e ateliers. Antoine & Lili hanno aperto qui il primo punto vendita, le sneakers colorate di Bensimon e i colori pastello uniti ai piccoli dettagli curati e originali di Des petits hauts.
Chez prune è storico per bere un vere in aperitivo. È caotico, difficile è sedersi e nel weekend di certo non è il luogo ideale per fare due chiacchiere in silenzio, ma il suo charme e la sua déco un po’ decadente lo rendono comunque tra i luoghi che non passano inosservati.

Chez Prune, Canal Saint Martin, Parigi

Chez Prune, Canal Saint Martin, Parigi

Infine, oltrepassando semplicemente un ponte, c’è il Comptoir Général. Che ci sia non vuol dire che sia facile da trovare. Già, perché ad indirizzo e numero civico corrispondo in realtà un cancello, una placchetta e poco dopo un cortiletto interno. Niente da cui farsi scoraggiare soprattutto perché, una volta entrati, l’ atmosfera renderà giustizia alla fatica fatta per carpire informazioni da locali infastiditi dall’ accento non huysmaniano.
Dire cosa sia il Comptoir, per altro perla non conosciutissima e quindi frequentata da habitués stilos, ma divertenti, è difficile …. è tante cose insieme, che variano al variare delle ore della giornata. Alla base è un mondo, un concetto, una filosofia. È cinema, luogo di conferenze, insieme di boutiques di abiti o di oggetti vintage e coloniali, è bar, locale notturno e ristorante.

Le Comptoir Général, Canal Saint Martin, Parigi

Le Comptoir Général, Canal Saint Martin, Parigi

È un luogo dove la convivialità e la gentilezza si prestano da denominare comune e allora con il drink in mano si cerca un angolo per sedersi, col sorriso, perché gli sgabelli e le poltrone in cuoio consumato sono sparsi e non bastano mai, oppure si divide il tavolo con chi c’ era prima o con chi arriverà dopo di noi. Dinamiche analoghe per il ristorante. Le proposte sono ottime, e per lo più etniche, il servizio è frugale e richiede partecipazione… eppure con un po’ di leggerezza e collaborazione nessuno aspetta mai in piedi troppo a lungo. Il giardino sembra un giardino qualunque e invece le piante sono catalogate e non comuni e le esposizioni sono a sostegno dell’ arte del ghetto, selezionata tra le forme di espressione artistica spesso arginate o malviste, il più delle volte arte africana che viene dai 4 poli del pianeta e che qui trova supporto e forma di finanziamento.

Il giardino, Le Comptoir Général, Canal Saint Martin, Parigi

Il giardino, Le Comptoir Général, Canal Saint Martin, Parigi

Tutto questo in 5 km di canale, tutto questo mitigato dalla tranquillità che solo la vicinanza dell’ acqua può garantire.

“Quando sono in fondo al Mare io trovo la mia pace lontano dall’umanità avvelenata; sotto molti metri d’acqua, nel mondo del silenzio, io posso dimenticare e dimenticarmi. Allora, attraverso il muro d’ombra grigio azzurro che mi circonda, va la via dei miei sogni che non conosce confini. Ho trovato il mio mondo, dove posso dimenticare di essere ancorato alla terra; le persone che si agitano alla superficie sembrano angeli lontani in un cielo azzurro, il rumore di un’elica è come il ronzio di un calabrone nella quiete assoluta della campagna, non ne intacca il silenzio, lo accentua. Laggiù, fantastiche chimere, le illusioni più strane, si affollano nella mia mente; laggiù, nel mondo della pace e del silenzio, io sono felice” – Duilio Marcante

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