In Guatemala ho trovato spazio per una maggiore sensibilità per le cose, per lo spazio domestico e le persone.
Cecilia Pirani, è una giovane italiana-guatemalteca, appassionata di città, persone e oggetti. Architetto del paesaggio e dello spazio pubblico per quasi 5 anni a Milano. Interior designer occasionalmente,  qualche anno fa a New York e di recente a Guatemala City, dove ha avviato un percorso nel mondo del design. E noi l’abbiamo intervistata.

Palorosa, natural and mineral.

Palorosa, natural and mineral.

Cosebelle Mag: Cecilia, raccontaci del tuo più recente viaggio. Cosa ti ha portato a fermarti in Guatemala?
Cecilia Pirani:
In Guatemala ho scoperto un design, un artigianato di alta qualità che non ha attraversato il filtro dell’industrializzazione e della serialità. Questo aspetto mi ha permesso di appassionarmi ai materiali e ai colori che si trovano in questa parte di mondo: dal Guatemala al Messico, alle Americhe, da Nord a Sud. Qui ho trovato spazio per una maggiore sensibilità per le cose, per lo spazio domestico e per le persone. Dopo un anno di ricerca e un primo progetto, Guatemala à porter, blog di immagini e ispirazioni, nasce Palorosa, lifestyle brand e prima serie di borse liberamente ispirate alle borse locali delle donne guatemalteche e ripensate in chiave contemporanea.

Palorosa, natural and mineral. PH: Cecilia Pirani

Palorosa, natural and mineral. PH: Cecilia Pirani

Palorosa, natural and mineral. PH: Cecilia Pirani

Palorosa, natural and mineral. PH: Cecilia Pirani

CB: Come nasce e cosa vuole diventare Palorosa Project?
CP
: Palorosa Project nasce dall’attrazione che nutro verso gli oggetti e dal desiderio di condividere un’estetica personale. Dopo tante ricerche ho deciso di partire da un prodotto, una borsa oggetto, tipicamente usata dalle donne locali e ripensata per un uso contemporaneo. Attraverso colori delicati e sofisticati, ispirati ai toni della città, della terra e della vegetazione. Un progetto prototipo. Palorosa è l’occasione di poter collaborare con designers e stores che scopro o che mi scoprono: in questa prima stagione passata è già successo grazie alle prime collaborazioni con Whisper Editions e Thanks Dad, ad esempio.  In un futuro immagino una collezione di oggetti, una collezione, una vetrina. Una delle cose che mi appassiona di più è la promozione di qualcosa che ammiro e mi piace: immediatamente sento la necessità di condividere quel piacere estetico e ammirazione per il lavoro di qualcun’ altro, non solo mio.

Palorosa, natural and mineral. PH: Cecilia Pirani

Palorosa, natural and mineral. PH: Cecilia Pirani

Palorosa, natural and mineral. PH:Cristina Galliena Bohman

“Palorosa vorrei che fosse un progetto in continuo movimento, legato in particolare al latinoamerica, alle Americhe e all’Italia in un primo momento, o forse semplicemente legato a quello che più rappresenta la mia estetica, da poter ritrovare in ogni oggetto, materiale e colore.” PH:Cristina Galliena Bohman

CB: In che modo si incontrano artigianalità e design in Guatemala?
CP:
Sperimentando e osservando, attraverso l’uso dei materiali e l’osservazione delle tecniche tradizionali. In particolare nel caso di Palorosa, il punto di incontro sono il concept e l’idea: il recupero di qualcosa di quotidiano, tradizionale fatto rivivere in un modo contemporaneo – attraverso lo studio del materiale, delle forme, di nuovi colori, che nascono da diverse culture e visioni. Un oggetto semplice rinasce attraverso una nuova estetica, senza perdere il suo uso quotidiano e funzionale.

CB: Quale è il ruolo della donna nel mondo dell’artigianato e del design in Guatemala?
CP: Per me, nel caso specifico di Palorosa, le donne sono parte predominante del progetto. Sono in un certo qual modo un riferimento estetico e una risorsa tecnica indispensabile. Senza molta consapevolezza sono custodi di un sapere, di una tecnica. L’artigianato è un lavoro di casa, di comunità, di famiglia e in questo senso molto legato al ruolo della donna e della madre. Si approfitta del tempo libero e del tempo che si deve trascorrere in casa. Si educano figlie e figli a fare lo stesso, per necessità e senza rendersi conto si cerca di tramandare tecnica e sapere. Nel design contemporaneo, che è alle prime armi, ancora ai primordi, la donna, artigiana, la donna designer, creatrice, convivono, si relazionano. Viaggiano e si scambiano luoghi. Scoprono le aree più remote alla ricerca di ispirazione e tecnica, viaggiano in città per lavoro, si adattano e piano piano, vicendevolmente scoprono nuovi usi e nuove estetiche. Nella sua curiosità la donna vive in continuo dare e ricevere.

Palorosa, natural and mineral. PH: Cecilia Pirani

Palorosa, natural and mineral. PH: Cecilia Pirani

Palorosa, natural and mineral. PH: Cecilia Pirani

Palorosa, natural and mineral. PH: Cecilia Pirani

CB: Una “cosabella” che ti è capitata durante questo percorso? 
CP: Vedere una delle mie artigiane apprezzare alcuni dei nuovi colori proposti per le borse Palorosa, colori molto tenui e poco comuni. Una delle prime cose che ho notato all’inizio di questo progetto erano le sorte di ‘critiche’ nei confronti dei colori troppo spenti da me pensati e proposti. Infatti le borse tipicamente usate in Guatemala sono un mix di colori accesi e forti che risaltano i colori dei vestiti tipici. Ricevere un complimento in questo senso è prova di uno scambio di estetiche, e non aver ricevuto solo qualcosa, in termini di tecnica e ispirazione, ma anche di aver dato, anche se in minima parte, una nuova sensibilità estetica.

Palorosa, natural and mineral. PH: Cristina Galliena Bohman

Palorosa, natural and mineral. PH: Cristina Galliena Bohman

CB: Ci suggerisci qualche bella realtà a Città del Guatemala? Un ristorante dove ti piace concludere una giornata di lavoro, uno store dal quale non esci mai a mani vuote, un fiorista che ti fanno sempre tornare il sorriso?
CP: Come realtà interessante consiglierei: Numu, nuovo museo d’arte contemporanea e La Erre, spazio culturale, che mi riportano ogni tanto a Milano. Fabrica, officina di invenzioni e studio di progettazione e design, tutto fatto a mano in Guatemala e Mercado 24, un ristorante dove ormai mi sento a casa che propone cucina locale con qualche “interferenza”, in un ambiente di design, accogliente e minimale allo stesso tempo. E ancora, il chiosco di fiori appena dopo gli archi dell’acquedotto, zona 14: ogni volta che passi hai una bella prospettiva e mi porta alla memoria ricordi dell’infanzia. È un luogo in qualche modo familiare. Lì incontro i fiori che amo: rami di eucalipto, fiori di aglio bianco, rustici e minimali. Sul fronte store, in Guatemala non esiste ancora un negozio come lo intendiamo noi di cui vado matta. Ma! C’é  il Mercado Central: essenziale, basico e quotidiano. Fin da piccola lì passavo le ore con mia mamma: negozi tra i negozi, dove trovare artigianato, curiosità, dolci, frutta, colori e ispirazioni. Ho una passione, forse dipendenza, per la cesteria e gli accessori per la casa e la cucina. Non perdetevi il piano sotterraneo: è il mio preferito!

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