“La notte porta consiglio”, recita un detto. Eppure, si sa, non è sempre così. Lo possono testimoniare gli insonni, ma anche quei dormienti che anzichè riposare hanno un gran da fare con gli incubi. E così la notte si popola di episodi a dir poco sgradevoli, di presenze non certo rassicuranti e l’attesa della luce del giorno diviene pressante. Quando era ancora una bambina l’artista californiana Pae White (Pasadena, 1963) racconta di essere rimasta così impressionata dalla cover dell’album “Master Of Reality” dei Black Sabbath da doversi spesso rifugiare sotto al letto, in cerca di un nascondiglio dove prender sonno e allontanare i cattivi pensieri generati dal lettering di quella copertina. La memoria dei colori di quell’immagine e soprattutto svariate (e ben più recenti) notti in bianco l’hanno indotta ad una riflessione sulla caducità dell’esistenza umana, ora confluita in TOO MUCH NIGHT, AGAIN, il suo ultimo lavoro esposto alla galleria londinese South London Gallery.

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Pae White, Too much night, again, 2013, installation, mixed media. Courtesy greengrassi, London. Photo: Andy Keate.

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Pae White, Too much night, again, 2013, installation, mixed media. Courtesy greengrassi, London. Photo: Andy Keate.

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Pae White, Too much night, again, 2013, installation, mixed media. Courtesy greengrassi, London. Photo: Andy Keate.

In effetti è “ancora troppo notte” da più parti nel mondo, così come nel cuore e nelle menti di molti di noi e il groviglio di fili di colore nero, viola e rosso, ideato dall’artista all’interno di uno spazio geometricamente definito, intende rappresentare la fitta nube di  tenebre che gravita su una società solo in apparenza organizzata e rigorosa. Le parole TIGER TIME e UNMATTERING, disposte frontalmente ma non immediatamente decifrabili, sono in realtà generatrici l’una dell’altra. Ma c’è di più. Nello stesso tempo divengono artefici di uno spazio, affascinante quanto complesso, il cui il visitatore è chiamato a misurarsi, non certo senza uno sforzo fisico e di pensiero. La materia, l’uomo, l’ambiente: tutto è fragile e unificato da relazioni (i fili, nell’opera) il cui itinerario completo è destinato a sfuggirci. Per arrivare a questa riflessione però è necessario calarsi all’interno della vita, esserne “rapiti”: restare ai margini, relegarsi alla sola osservazione dall’esterno non permetterà di coglierne pienamente il senso.

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Pae White, Too much night, again, 2013, installation, mixed media. Courtesy greengrassi, London. Photo: Andy Keate.

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Pae White, Too much night, again, 2013, installation, mixed media. Courtesy greengrassi, London. Photo: Andy Keate.

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Pae White, Too much night, again, 2013, installation, mixed media. Courtesy greengrassi, London. Photo: Andy Keate.

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Pae White, Too much night, again, 2013, installation, mixed media. Courtesy greengrassi, London. Photo: Andy Keate.

Non nuova ad interventi di questa natura, Pae White firma opere in cui dall’intreccio tra riferimenti personali, estetici e culturali nascono ambienti spettacolari e impressionanti per tecnica, estensione dimensionale e impiego di materiali: ne è un esempio il suo rifugio per uccelli immaginari presentato alla Biennale di Arte di Venezia, nel 2009, da lei descritto in questo video.


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Pae White, Too much night, again, 2013, installation, mixed media. Courtesy greengrassi, London. Photo: Andy Keate.

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Pae White, Too much night, again, 2013, installation, mixed media. Courtesy greengrassi, London. Photo: Andy Keate.

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Pae White, Too much night, again, 2013, installation, mixed media. Courtesy greengrassi, London. Photo: Andy Keate.

Di seguito tutte le info per misurarsi con quest’opera… sperando che una volta usciti dalla galleria non torni a popolare le vostre notti in forma di incubo.

PAE WHITE: TOO MUCH NIGHT, AGAIN
Dove & Quando
South London Gallery – 65-67 Peckham Road London SE5 8UH
Fino al 12 maggio 2013 – Dal martedì alla domenica, 11.00 -18.00 –  Mercoledì, 11.00 – 21.00 – Chiuso Lunedì
Ingresso libero

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