Se qualcuno vi dice che la 90esima edizione degli Oscar sono stati un tripudio di sorprese e novità, per favore, prendete con gentilezza la tessera elettorale precedentemente stracciata in mille pezzi dopo i risultati di questa mattina e ficcategliela in bocca.

Non c’è stata alcuna novità difatti: chi ha sempre vinto fin dai Golden Globes si riconferma vincitore o vincitrice anche agli Oscar, pochissime le eccezioni, che comunque si potevano prevedere già da settimane.

Three Billboards Outside Ebbing, Missouri si perde qualche pezzo lungo la strada, ma ne conferma altri più che legittimi: Sam Rockwell porta a casa finalmente un Oscar come Miglior Attore Non Protagonista e saluta sul palco il defunto amico, Phil Seymour, mentre Frances McDormand, vincitrice del premio come Miglior Attrice Protagonista, ci regala un momento altissimo facendo alzare tutte le donne presenti in sala e introducendo al mondo due parole subito diventate virali, inclusion rider. Per la cronaca, si tratta di una clausola da inserire nei futuri contratti per richiedere almeno il 50 per cento di diversità all’interno dello staff della produzione a cui si sta partecipando.

Guillermo del Toro ha invece vissuto probabilmente il giorno più bello della sua vita portando a casa il premio come Miglior Regista e Miglior Film: il progetto di The Shape of Water era un’idea che portava avanti da 25 anni e da Venezia in poi è stata decisamente un successo, per gli appassionati del genere, in cui io non rientro. Desplat si unisce a lui con il premio come Miglior Colonna Sonora, ovviamente. Da sottolineare, la Mostra del Cinema di Venezia continua la sua lunga serie di premonizioni – o per meglio dire, rilevanza – portando a Hollywood i vincitori dell’Oscar più ambito.

Chi sperava che Guadagnino cambiasse le carte in tavola proprio sul più bello, purtroppo avrà avuto una pessima nottata come la sottoscritta, perchè difatti Call Me By Your Name porta a casa (solo) il premio come Miglior Sceneggiatura Non Originale a James Ivory, il vincitore più anziano della storia degli Oscar e fiero possessore di una camicia con impresso il ritratto di Timothee Chalamet. Niente da fare nemmeno per il caro Stevens che era candidato come Miglior Canzone, l’esibizione c’ha un minimo rincuorato.

A proposito di record, va segnalato ovviamente anche quello di Jordan Peele come Miglior Sceneggiatura Originale, nonché primo uomo di colore a vincere la statuetta dorata in tale categoria. Anche per lui grandissime aspettative con Get Out ma poco di concreto.

Un po’ come Lady Bird, che finalmente aveva piazzato una donna dopo anni nella cinquina dei migliori registi, ma che torna a casa a mani vuote.

Gary Oldman abbraccia e coccola con gioia il suo primo Oscar come Miglior Attore Protagonista in Darkest Hour, così come Allison Janney come Miglior Attrice Non Protagonista in I, Tonya, ribadendo con una certa fierezza che su quel palco, con quel premio in mano c’è arrivata facendo tutto da sola.

Peccato per Phantom Thread, un capolavoro di una mente geniale come Paul Thomas Anderson, lasciato in un angolino con un potenziale e una bellezza devastanti: porta a casa il premio per i Migliori Costumi, ma pesa l’assenza già dalle nomination di una superba Vicky Krieps, di cui spero sentiremo parlare a lungo.

Non entro nelle premiazioni tecniche, sono poco nerd in materia, ma pare che siano state tutte piuttosto legittime, un po’ come Coco come Miglior Film d’Animazione.

I momenti più alti sono stati raggiunti sicuramente con la presenza di Ashley Judd, Salma Hayek e Annabella Sciorra sul palco per dare spazio a Time’s Up, così come l’accoppiata Maya Rudolph e Tiffany Haddish che speriamo tanto di rivedere assieme, magari proprio come presentatrici degli Oscar, infine Rita Moreno che con una figaggine non indifferente indossa dopo 56 anni lo stesso abito indossato quando vinse l’Oscar per West Side Story.

Ps: Per la cronaca, Tiffany Haddish è riuscita a conoscere Meryl Streep e l’incontro è andato così: