Dopo le polemiche dello scorso anno che volevano il cinema afroamericano poco rappresentato dall’Academy, ecco che gli Oscar 2017 risarciscono gli scontenti con una pioggia di statuette.

In barba al favoritissimo La La Land, si aggiudica la statuetta come Miglior Film “Moonlight“, di Barry Jenkins, epopea black e vero e proprio romanzo di formazione per la cultura afro-american. Durante gli Oscar 2017 il passaggio di testimone dal white al black power passa per una gaffe durante la lettura del vincitore: sul palco Warren Beatty proclama La La Land, per poi correggersi e decretare infine la vittoria di Moonlight. Vera o falsa che sia, la gag vale come uno “scusate, abbiamo sbagliato” pronunciato ad un anno esatto dalle polemiche, per segnare la fine di una contesa che sconfina dalla politica al cinema.

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Donald Trump, osteggiato compattamente dagli artisti, fa rimpiangere Obama, “Obama out” sia dunque, ma non nel cuore della notte più attesa dove la nostalgia della sua presidenza fa capolino nell’avvicendarsi sul palco di personalità come Mahershala Ali, miglior attore non protagonista (sempre per Moonlight) e Viola Davis, miglior attrice non protagonista per la sua straordinaria interpretazione in Fences. Ancora, il premio per Miglior Documentario va a O.J.: Made in America, di Ezra Edelman, sull’ascesa e la caduta di O.J. Simpson.

Resta a Damien Chazelle il premio alla Regia e il merito di essere il più giovane autore ad averlo ottenuto, la statuetta alla sua Emma Stone come Miglior Attrice Protagonista e una manciata di premi “tecnici”. Intanto, il nostro Ryan Gosling resta a bocca asciutta, perdente contro l’intenso Casey Affleck di Manchester By the Sea. [Per la seconda volta, dopo i Grammy, è capitato a Brie Larson dichiararlo vincitore. Strano caso del destino, dato che Affleck è stato accusato di molestie sessuali e Larson da anni si è fatta portavoce di chi ha dovuto affrontare questo trauma. Non a caso Brie Larson si è rifiutata di applaudirlo sia ai Grammy che nella serata degli Oscar 2017].
Miglior film straniero il favoritissimo Il Cliente di Asghar Farahdi.

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Che quello dell’Academy sia solo un “contentino” dato alla comunità afroamericana o lo specchio di un malcontento diffuso che sconfina dalla strada ai palazzi glitterati di Hollywood è un dubbio difficile da sciogliere. Eppure la sconfitta di La La Land e la vittoria di Moonlight segna di certo una politicizzazione della notte degli Oscar destinata a far parlare di sé anche al di fuori dei circoli cinefili.

Con Trump che si scaglia contro le minoranze un segnale era necessario, anzi dovuto. E non importa per quale film facevamo il tifo, quello che importa è che grazie anche agli Oscar 2017 i riflettori restino puntati sull’ingiustizia, che venga proferito un grosso NO anche lì dove meno ce lo si aspetta, che ci si schieri compatti e solidali contro l’iniquità sociale e la tirannia, anche dallo schermo di un cinema.

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Perché avremo bisogno di tutta la luce possibile, dovremo essere capaci di urlare i nostri “no” sempre più forte, dovremo fare di ogni occasione e ogni sede l’occasione e la sede giusta affinché nessuno rimanga escluso. Anche se questa sede e quest’occasione sono la sfolgorante notte degli Oscar.