Salato o dolce, il pistacchio impreziosisce tutti i piatti.

Una sola città in Italia riesce a competere con Iran, Grecia, Stati Uniti e Bulgaria per la produzione di “diamanti verdi” , commercializzando tra l’altro un’eccellente prodotto: il pistacchio di Bronte DOP.

Questo paesino in provincia di Catania, ai piedi dell’Etna, conobbe il pistacchio durante la dominazione araba; pare che il prezioso seme abbia antichissime origini siriane e viene citato persino nella Genesi nell’elenco dei doni che Giacobbe portò al faraone quattromila anni fa.

Il medico filosofo Avicenna lo consigliava per curare le malattie del fegato e… come afrodisiaco!

Sarà forse perché i pistacchi nascono da una pianta maschio che feconda un’albero femmina e che è un’arbusto vecchio come il mondo?

Nel dubbio vi consiglio di gustarli in ogni loro impiego, dal salato al dolce. Dall’antipasto (classico trovarlo nei bar per l’aperitivo ancora nel suo guscio, o incastonato nella mortadella di Bologna) al primo (ottimo il pesto di pistacchio nei risotti o come condimento per la pasta) e in alcune delicatessen, dal fois gras francese alle praline svizzere.

L’impiego più dolce è senza dubbio in gelateria, dove per riconoscere una crema fatta con veri pistacchi dovete cercare un colore tendente al marroncino (il “frastuchino”) , piuttosto che un verde brillante; magari provate a farlo da soli, utilizzando la pasta al pistacchio che usano i pasticceri, sarà una gustosissima scoperta.

Come tutta la frutta secca, è ricco di sostanze antiossidanti e pare che faccia bene anche ai polmoni.

Purtroppo non è tutto oro quello che luccica: il pistacchio contiene sostanze che possono provocare allergie e il suo valore in calorie è il doppio di quello del burro.

Se potete, quindi, consumatelo con moderazione e scegliendo il migliore (le frastuche siciliane, capito mi hai?).