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Forse non tutti in Italia conoscono Will Self. Di certo quest’enfant terrible è ben noto in Gran Bretagna, per essere stato corrispondente estero dell’Observer, ed essere stato licenziato per la sua evidente dipendenza dall’eroina, assunta perfino sul jet privato dell’ex Primo Ministro John Major.

Gusto per la polemica, presenzialismo nei programmi televisivi, teorie alternative sull’insegnamento negli spazi aperti, romanziere, fantasista. Tutto questo – e molto altro ancora – è Will Self.

Se ancora non lo conoscete farete presto a rimediare leggendo il suo ultimo romanzo, pubblicato dalla sempre attenta ISBN Edizioni. Ombrello, questo il titolo, è un’avventura psichiatrica, psicanalitica e psicodrammatica davvero ambiziosa. Lì dove molti altri scrittori avrebbero fallito, Self riesce, immaginando un flusso di coscienza alla Joyce trapiantato nella mente addormentata di un’ex suffragetta, Aubrey, affetta da encefalite letargica.

Muovendosi su piani temporali e psicologici diversi l’autore ci fa letteralmente penetrare nella mente dei protagonisti, nei ricordi dell’ammalata, ma anche in quelli di coloro che le fanno da contorno, non ultimo il suo psichiatra, complice del suo risveglio e – per una volta – egli stesso oggetto di un’intromissione mentale.

Intorno c’è oltre un secolo di Storia, che emerge come una condensazione di pensiero nelle memorie e negli eventi esterni, e disegna un quadro estremamente complesso, ma affascinante come può esserlo solo l’uomo, indagato fin nei più intimi recessi della mente e guardato dall esterno come agente nel mondo.

Più che un romanzo, un’indagine filosofica dell’essere umano. Chapeau.