Quella di Hunger di Roxane Gay è la storia di un corpo oltre 250 kg, la marcia non trionfale di colei che ha scelto di alimentarsi senza sosta per costruire una fortezza che la difendesse dal pericolo e dai suoi traumi. Hunger è la storia semplice di una vita ad ostacoli. Roxane Gay è una scrittrice, femminista e attivista, autrice di quel Bad Feminist di cui vi avevamo parlato nelle Regole della brava femminista, donna estremamente intelligente, ma anche consapevole. Hunger è la sua storia, quella di donna con obesità grave, e del suo rapporto con la sua condizione e l’opinione degli altri, della sua famiglia. Hunger è un esercizio di empatia che farebbe bene a tutti, donne e uomini. 

Il contesto

Parlare di Body Positivity va di moda adesso, per fortuna direi, ma come tutte le cose che vanno di moda finiscono per snaturarsi nel fiume in piena della interpretazioni personali. Dalla democratica convinzione che adesso, in quanto donne, dobbiamo accettare il nostro corpo con più indulgenza si è arrivati alla questione spinosa: ma se sono sovrappeso devo accettarmi o attivare comunque la coscienza e il senso di colpa perché grasso non è sano? E se scelgo di dimagrire vuol dire che tradisco la “causa curvy” e ho ceduto al lato oscuro, o semplicemente posso fare quello che voglio del mio corpo?

Contemporaneamente cresce la consapevolezza del mangiare sano, allenarsi, avere il controllo di questo corpo, qualunque esso sia, e ogni donna vive il bombardamento mediatico di diete, superfood, benessere, fitness, corsa. Per mesi ho avuto nel mio feed di Facebook post sponsorizzati di donne che suggerivano come perdere 10 kg in due mesi, consigli non richiesti su come tonificare glutei e addominali e prepararmi beveroni disintossicanti. Era un incubo e non avevo fatto niente per meritarmelo, ero semplicemente il target ideale.

La storia di Roxane Gay e del suo corpo

In questo contesto si inserisce la storia autobiografica di Roxane e di un corpo impossibile da ignorare. E per tutti coloro che hanno avuto a che fare con lei il bisogno di mettere in chiaro che è troppo grasso, troppo pericoloso e poco sano diventa quasi insopprimibile.

La gente guarda corpi come il mio e fa le sue supposizioni. Pensano di sapere il perché del mio corpo. Ma in realtà non lo sanno.

Questo non è un libro motivazionale e non troverete nemmeno un lieto fine, quello di cui abbiamo bisogno per accettare certe condizioni. Questa è la pura e semplice verità di una donna che scende a patti col trauma peggiore della sua vita, uno stupro di gruppo, e sceglie di annullarsi seppellendo la sua identità dietro un corpo che la protegge e che, paradossalmente, la nasconde. In realtà nessuno può essere al riparo dietro un tale sovrappeso, ma si diventa indesiderabili e questo è il grande traguardo del disturbo post traumatico: se sono così grossa non correrò più il rischio di essere stuprata, non ci sarà più violenza contro di me.

Il racconto dello stupro è un dolore acuto anche per il lettore, soprattutto in questi tempi in cui facciamo i conti ogni giorno con la narrazione mediatica dello stupro e le opinioni libere sui social network. Le stesse opinioni libere che hanno portato un uomo a commentare che lo stupro, in fondo, è traumatico solo all’inizio. Poi la donna si calma e gode come un rapporto sessuale normale.

Oscenità. Violenza verbale. Parole criminali in libertà di personaggi privi di ogni morale.

Il tabù del grasso

Ma pur senza trauma che lo motivi, il grasso spaventa, disorienta, che si sia leggermente sovrappeso o obesi. E nelle donne il grasso diventa un tabù.

Persino in giovane età sapevo che essere grasse significava essere indesiderabili per gli uomini, essere al di sotto del loro disprezzo […]. Questo è ciò che insegnano alla maggior parte delle ragazze – dovremmo essere snelle e piccole. Non dobbiamo occupare troppo spazio. Dobbiamo essere viste e non ascoltate, e se ci vedono, dovremmo essere gradevoli per gli uomini e adeguate per la società.

Non c’è spazio per il grasso, quella è una epidemia, una malattia da curare con accanimento e determinazione, un cancro da estirpare.

Al senso di colpa per essere stata stuprata si affianca quello del non sapere controllare la propria fame, il proprio corpo e di perderne il controllo nonostante l’intervento della famiglia, dei medici, dei personal trainer, della società intera.

Ma non lasciatevi trarre in inganno, non fatevi tentare dalla facile morale e dai commenti, triti e ritriti, “devi dimagrire per la tua salute, non per essere desiderabile”. Hunger di Roxane Gay non è un libro sull’accettazione o sulla normalizzazione dell’obesità, tranquilli. Qui l’obesità non è perdonata, ma non è nemmeno quell’affare di stato che tutti credono che sia. Mi vedi grassa? Non è necessario che tu mi dica di dimagrire “per il mio bene”. Siamo già a posto così.

Una storia personale che diventa un esempio

In un viaggio acuto e doloroso attraverso i ricordi e schegge di cultura pop americana in TV, da sempre affascinata dalle storie di obesi a lieto fine, Roxane Gay ci insegna la complessità del pensiero sul grasso, scardina i luoghi comuni e il vocabolario ad essi associato (curvy, curvilinea, generosa, morbida, sovrappeso, obesa) ritornando all’empatia, che ci manca pericolosamente in questi ultimi anni, soprattutto nei discorsi sulla femminilità.

Cosa dice della nostra cultura il fatto che il desiderio di perdere peso è considerato una caratteristica di base dell’essere donna?

[…]

Non possiamo essere soddisfatti o felici se non siamo anche magri.

Il rapporto col cibo, fallimentare senza ombra di dubbio, fa da sfondo a tutta la narrazione, non si è esenti dalle diete se si pesa così tanto. E, ovviamente, le diete falliscono, aggiungono vergogna su vergogna, senso di colpa e profonda delusione, ci sarà sempre un domani in cui si diventerà sicuramente una donna migliora e si riprenderà il controllo del proprio corpo. Ma quel domani tarda sempre ad arrivare. Roxane Gay vive il trauma, la bulimia, il dolore e li condensa tutti in un memoir che non deve spaventare, né fornire soluzioni.

Questa è la storia di una donna, ma anche la storia di tante altre donne che potranno rivedersi nel senso di inadeguatezza, nelle contraddizioni e nella voglia feroce e solida di andare avanti comunque e, nonostante tutto, amarsi profondamente.

Quando avevo 12 anni sono stata stuprata e allora mangiavo, mangiavo e mangiavo ancora per costruire un corpo che fosse una fortezza. Ero un disastro e poi sono cresciuta allontanandomi da quel terribile giorno e sono diventata un disastro di tipo diverso – una donna che fa il meglio che può per amare ed essere amata, per vivere bene ed essere umana e per bene.

[…]

Non perdonerò mai i ragazzi che mi hanno stuprata e sono sicura al mille per cento di ciò perché perdonare non mi libererà da nulla. Non so se sono felice, ma so che la felicità è decisamente alla mia portata.

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