Di Nataša Dragnić.
Nel Simposio, prima che l’umanità avesse tutto il tempo per costruire la propria mitologia sull’amore, Platone scriveva che uomini e donne erano all’origine un solo essere, un ermafrodita, un cuore e quattro braccia, quattro gambe e due teste. Rotolavano beati nella gioia dell’intero. Non mancavano di nulla e bastavano a loro stessi. Tuttavia, assai prima dell’amore, a quei tempi, già nasceva il sentimento dell’invidia, che fece infiammare Zeus armandone la mano, che separò poi col fulmine ciò che era nato per restare unito.
Narra la leggenda che, se quel giorno funesto il più divino degli dei avesse deciso di riporre le saette nella faretra, oggi non ci troveremmo coinvolti nella spasmodica ricerca di quella famosa metà, altre due gambe e altre due braccia, che ci possa ricomporre nell’unica, assoluta, interezza della perfezione. Che vogliano le stelle riunire quello che le nubi hanno diviso.
Ed è proprio questa la storia che narra  Nataša Dragnić nel suo primo romanzo, Ogni giorno, ogni ora. La storia del cammino disseminato di ostacoli di due anime gemelle che non fanno che perdersi nel rumore del mondo, mentre disperatamente tendono le mani, tentando di fonderle insieme.
C’è un dio crudele da maledire anche in questa storia, se non è Zeus è il Destino che scaglia saette infuocate per separare i loro corpi, polo nord e polo sud di un magnete, il cui campo estende il proprio raggio oltre gli oceani.
Procedono nel mondo su due rette parallele Dora e Luka, i nostri protagonisti, chiamandosi da un binario all’altro e le rette parallele non si incontrano, mai, loro lo sanno, o forse solo per un istante, per uno scherzo crudele dello sguardo, che vede quelle linee gemelle congiungersi almeno una volta, almeno alla fine, ma sempre e soltanto nel punto più lontano dell’infinito.
È pesante lo scherzo che fa il destino ai nostri eroi, che si amano già da bambini, quando l’amore non è che un gioco come gli altri, ma un gioco segreto che profuma di malizia nascosta tra capelli troppo neri ed occhi troppo verdi.
Sarà un viaggio lungo come una vita intera, alla ricerca di quella metà mela che sola combacia con la nostra e che per averla assaggiata una volta, vale la pena di soffrire per sempre.
C’è in questo libro, edito in Italia da Feltrinelli, tutta la mitologia dell’amore, rinfrescata da un linguaggio che sa di gelati gustati sulla riva di uno splendido mare croato. L’autrice crea per noi due eroi romantici e impossibili, che si guardano negli occhi leggendosi Neruda e vivono seppelliti tra quelle pagine, forse troppo travolti dal destino per imparare a vivere.
Sul minisito del libro trovate tutte le informazioni e a breve su Twitter l’intervista all’autrice alla quale ha partecipato anche Cosebelle!

Prima d’amarti, amore, nulla era mio:/ vacillai per le strade e per le cose: / nulla contava né aveva nome: / il mondo era dell’aria che attendeva.

Marta B