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Non è facile comunicare per immagini. Ci vuole coraggio. Quello di aprirsi ad un’interpretazione che non passa per il letterale ma che si affida al simbolo e può essere dunque trascesa, fraintesa, vituperata. Ma quando il segno è chiaro, chiaro è anche il messaggio.

É il caso di Stefania Sammarro, giovane fotografa calabrese che per Falco Editore cura Oblivion. Un libro di visioni oniriche dove la bellezza è un racconto che si snoda attraverso le varie discipline: il cinema muto, il teatro, la storia dell’arte. Ci sono eroine senza voce e corpi che paiono usciti dalle tele del Caravaggio, terre desolate e paesaggi senza nome.

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Il libro vanta la collaborazione di personalità autorevoli provenienti dai diversi ambiti d’esplorazione dell’autrice: da Daniele Dottorini, docente di Cinema presso l’Università della Calabria, all’attrice Imma Guarasci, al docente di Filosofia Giuseppe Ferraro, alla psicoanalista Simonetta Costanzo.

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A dimostrazione che l’arte crea un ponte tra le scienze e il mondo, proprio per l’ampiezza del suo respiro. Il racconto di Stefania lega ragione e inconscio, cronaca – evidente il rimando a temi d’attualità come la violenza sulle donne – e immaginario  consegnandoci nel vivo di un sogno lucido che emerge prepotente e ci punge nel vivo dell’anima. A volte senza nemmeno sapere perché.

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Non ci resta che navigare in questo oblio, sapendo che ovunque si perda lo sguardo lo troveremo in un mare di grazia, dolcemente, a naufragare.