Una cena tra amiche, un saluto che precede le vacanze estive e che segna la fine di un certo percorso insieme. Dove l’insieme sarà ancora tale, ma prenderà altre forme. Un nuovo locale, che pare abbia aperto da poco e ha appena qualche mese di vita: un ristorante italiano tra Bastille e Republique.

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Un posto che ho voglia di scoprire, perché so che parla di casa.
Quella casa che all’inizio si porta dentro, ma non si vuole troppo ascoltare; quella casa a cui per un po’ di tempo non è stato dato tanto spazio perché affascinati dal nuovo; presi dalla conquista e dal desiderio di farsi spazio, di trovare il proprio spazio, quasi con timidezza, quasi come se si dovesse essere accettati, quasi a tutti i costi. Quella casa che poi si ha ben presente e anzi, si porta ovunque negli occhi nel cuore e soprattutto nel modo di fare, perché la timidezza ha lasciato spazio alla conoscenza, perché il posto ci è stato fatto e noi ce ne siamo presi anche un po’ di più… esattamente quel di più che serve per includere il tutto, non più uno, ma due cuori e due case, anche se una prenderà sempre il sopravvento. Come quando si sente una canzone dell’infanzia dall’altra parte del mondo, come quando nel tavolino accanto parlano la tua lingua e tu ti senti più tu, cosi come tutte le volte che tocchi e trovi un pezzo di casa e allora non devi più tener dentro, non devi più spiegare, non devi più cercare sinonimi o traduzioni che a volte non esistono neppure e risate che non hanno lo stesso gusto se il senso va spiegato. Basta il colpo d’occhio di luci, colori, brusii che anzi sono proprio rumori, un chiasso divertente e vivo di chi non è e mai sarà in punta di piedi. Basta uno sguardo perché dopo un po’ chi ha la tua stessa casa negli occhi, lo riconosci dallo sguardo e allora la battuta nasce spontanea e allora l’essere a proprio agio, pur tra sconosciuti, è la cosa più naturale perché le radici sono le stesse. E le radici, prima non lo sapevo, sono lunghe e forti da protendersi all’infinito per tenerti legato sempre allo stesso punto di origine.

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Ober Mamma ha aperto da qualche mese e da qualche mese in tantissimi ne parlano e in tantissimi lo hanno fatto diventare un luogo in cui tornare più e più volte. I ragazzi sono italiani, alcuni parlano un francese improvvisato, ma sorridono e si divertono e hanno quella adorabile strafottenza di chi non deve dimostrare niente se non la passione che si porta dentro. E quella non si fa per forza con un accento impeccabile.

Il locale è bello, anzi di più… un po’ retro nella parte bar, giusto davanti all’ingresso, con un bancone e tavolini alti e sgabelloni dove prendere un aperitivo, un po’ osteria chic al lato con le stoviglie impilate, di quelle che ricordano le domeniche in campagna; e poi l’affettattrice e le bottiglie di olio come quello ancora acerbo che lo fai per la famiglia e per gli amici. E poi, sul retro, una sala enorme con alberi e vetri e specchi e tavoli di legno e acciaio e lavagne con le proposte del giorno e l’acqua servita in brocche di ceramica che se si sbeccano è il suo bello.

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L’unica pecca, se posso dire, è che non si può prenotare il ristorante: chi prima arriva, prima si siede e se il gruppo non è al completo, non ti viene dato il tavolo. Che detta così sembra l’emblema dello scomodo e dell’ostile, ma quando vedrete l’ambiente e la carta degli aperitivi e dei cocktail serviti in bottigliette o vasetti o calici, beh il tempo che aspetterete sarà il tempo che avrete comunque scelto di prendervi per prolungare l’aperitivo e godervi il momento.

Photo credit: parisbouge

Photo credit: parisbouge

Esempio pratico? Lo spritz al basilico è da volar via!!!

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Ober Mamma
Dove: 107 boulevard Richard Lenoir | Métro: Oberkampf; Parmentier
Quando: qui

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