“Hour after hour my madness becomes crochet.”

Così descrive il suo lavoro Olek, artista polacca trapiantata a New York. Io lo descriverei come una nuova, coloratissima forma di autismo dai risultati strabilianti, ma la sostanza non cambia ed è un piacere.

Sfogliando il web, o se fortunatissimi dal vivo, a molti di voi sarà capitato di rimanere incantati davanti a una visione inaspettata e multicolore: una bicicletta, parcheggiata su un marciapiede e incatenata al palo d’ordinanza, completamente rivestita di fili coloratissimi e intrecciati. È la prima e più famosa tra le opere di questa artista, che dopo questa installazione ancora visibile nell’East Village (a cui ne sono seguite molte altre) si è data a una vera operazione di bombing uncinettato, mettendo al caldo la città con chilometri di filato in installazioni, quadri, interni, gallerie d’arte, marciapiedi. Non si è fermata alle biciclette: ha rivestito intere stanze, divani, persone, alberi, cancellate; persino una corsia di una piscina, a filo d’acqua.
Non paga, ha poi iniziato a tricottare anche i palloncini gonfiabili.

Le ultime apparizioni in ordine di tempo sono un tributo a Banksy: in cima a due pareti su Broome st. e Delancey st., tra il L.E.S. e Chinatown, si riconosce la sagoma dell’ormai iconica Balloon Girl. Appena prima invece aveva confezionato un cappottino integrale per il toro di Wall Street per il santo natale scorso (rimosso la mattina dopo – poco umorismo di questi tempi nel Financial District).

Il 22 Marzo ha aperto la sua ultima esibizione (non tenendo conto della sua galleria permanente, l’intera città di New York), The Sky Is Pink, The Room Is Green, al Pacific Design Center a West Hollywood (LA).

Qui un video di una sua performance di sei ore (molto di più di quanto io sia riuscita a resistere con un uncinetto in mano in una vita intera).

Working Woman in Red: A Portrait from olek on Vimeo.