È entrato nella cinquina del Premio Strega 2017 il corposo e colto romanzo di Matteo Nucci dal titolo È giusto obbedire alla notte, edito da Ponte alle Grazie. Matteo Nucci ha scritto la storia di un uomo e di una fuga, con una scenografia inquietante e dettagliata, dentro una comunità che vive sulle sponde del Tevere, dove ogni personaggio viene disegnato come se si trattasse di un quadro. Un romanzo costruito in tre parti, con al centro il protagonista: il Dottore. Solo nella terza parte di questa sorta di viaggio nelle ombre di Roma si definisce la sua storia, la sua perdita, e il suo rifugio lì, tra gli emarginati, unito alla volontà di rinascita. Il Dottore, Ippolito, è un archeologo che sulle rive del Tevere andava a pranzo con sua figlia in uno degli ultimi pomeriggi felici della sua vita e che decide di scappare in quel luogo, di rinunciare anche al suo nome e mischiarsi con un’umanità varia, fatta di anguille, nutrie, donne sudamericane, zingari, discorsi popolari e alti che si mischiano, dove nessuno ti chiede conto del tuo passato ma ti prende per quello che sei, per cosa fai.

Come si attraversa il dolore quando a esistere c’è solo quello?

Di questo parla È giusto obbedire alla notte di Nucci

Parla di un archeologo che diventa il Dottore, per curare se stesso e gli altri da un dolore incolmabile. Roma è al centro di questa storia, ogni quartiere viene attraversato, e il modo stesso di comunicare parla di Roma.

Roma sul Tevere. Roma senza bastioni. La città immersa nel fiume. La città interamente sospesa sul fiume.

Ippolito scende nelle tenebre di una città nella città che ruota intorno al fiume, non è riuscito a salvare la persona che amava più al mondo e non può fare altro che assecondare la sofferenza, farsi scavare dentro, scendere nel buio, obbedirgli. È un libro pieno, a tratti visionario e cupo, sul dolore di un padre che viene trascinato a fondo e prova da lì, da quel buco, a tornare a galla. Non era semplice tenere questa tensione e allo stesso tempo calma apparente, in un paesaggio che sembra surreale quasi fantastico, ma con la descrizione precisa dei personaggi e dei luoghi. Matteo Nucci è riuscito a scrivere una storia densa, un libro che all’inizio può non essere semplice seguire ma che poi regala le storie delle vite e dei luoghi, del dolore, e di come solo attraversandolo  – obbedendo alla notte – si possa uscirne fuori.

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