Quando la fine dell’anno si avvicina è tempo di classifiche su web, tv e carta stampata. Questo dicembre si rischia di superare ogni record:  il 2012 infatti potrebbe concludersi con 10 giorni di anticipo  (vedi alla voce “Profezie sul 21 dicembre 2012“) e non mancano i tentativi di stabilire quali siano i più grandi progetti della storia dell’architettura di tutti tempi, i più grandi architetti di tutti i tempi, i più grandi cantieri di tutti i tempi e via discorrendo. Dal canto mio preferisco lanciarmi in un più diplomatico (e hopeful!) saluto all’anno in corso, scegliendo 3 interventi degni di essere ricordati. Come nel 2011, Non ti scordar di me non sarà una graduatoria, ma (autocitazione) “il tentativo di salvare dall’oblio installazioni temporanee  in giro per il mondo”.

Facciamo un passo indietro fino ad aprile 2012.

In quel mese, ad Auckland, in Nuova Zelanda si divertivano a vedere cortometraggi… per strada! Nel centro città, in quello che si definisce un “interstizio pedonale”, ovvero uno spazio residuale in questo caso compreso tra due strade nella zona universitaria, ogni giorno in molti sono soliti sostare: è qui che attendono l’autobus o la fine del ciclo di lavaggio della lavanderia a gettoni ubicata nei pressi. Come ingannano l’attesa? Proprio come facciamo noi in situazioni analoghe, ovvero navigano sul web con i loro smartphone, telefonano, ascoltano la musica con l’iPod. O meglio, hanno continuato a comportarsi così fino a quando a qualcuno non è venuta l’idea di farli socializzare.

Stairway Cinema, l’installazione del collettivo OH.NO.SUMO commissionata dalla locale St Paul St Gallery, ha offerto un’alternativa ai soliti modi di ingannare il tempo. In una sorta di mini sala cinematografica (ovviamente ad ingresso libero) sono stati proiettati alcuni cortometraggi, precedentemente selezionati tramite social network. Utilizzando i gradini della scala di accesso ad un edificio pubblico come seduta e realizzando una copertura con telaio in legno e rivestimento in materiale impermeabile, i  quattro designer del team –Patrick LooSarosh MullaJames Pearce + Katherine O’Shaughnessy– hanno dimostrato come uno spazio urbano senza particolare appeal, possa diventare il luogo giusto per sperimentare un’inedita modalità di condivisione, anche in tempi molto ridotti.

Morale: si può ancora essere parte di una community fisicamente, sfruttando le potenzialità del virtuale in modo democratico (vedi la lista dei corti stilata sul web). Che sia l’auto-isolamento da dispositivo mobile il solo rischio da cui  metterci in salvo prima del 21 dicembre?

Photo credits: Simon Devitt & Melanie Pau