Tostini vittoriani e minuzie ai cereali.

Judith G. Klausner è conosciuta per i suoi lavori con gli insetti. Api crocifisse, mantidi fatte di ossa, altre mantidi travestite da Giuditta e Oloferne, falene-lampadine.

Sono opere mirabili, delicatissime e a tratti disgustose, ma non è di queste che parlerò oggi.

L’ultima fatica di Judith è basata su una riflessione molto attuale, la visione romantica del passato, la nostalgia del fatto a mano, le cose “come le faceva la nonna”, le preziose doti femminili del ricamo e del cucito. Tutto molto bello, ma lei, saggiamente, ci fa considerare come il fatto di poter comprare una confezione di pancarré al supermercato ci permetta di non passare tutto il giorno con la testa nella farina e dedicarci a qualcosa di più rilevante, utile, appagante. Che alla fine può anche essere sfornare pagnotte a ripetizione. L’importante è la libertà di scegliere.

“Can the same set of skills that were once obligatory and unremarkable become valued craft simply based on a shift in cultural perspective?”

L’artista sceglie di rispondere a questa domanda intervenendo con tecniche vittoriane sui cibi confezionati di oggi, ed ecco nascere toast ricamati, oreo-cameo, tappezzerie di ketchup e cereali a punto croce: svelando la bellezza nascosta nei prodotti più mondani e scontati crea opere effimere e le trasforma istantaneamente in oggetti di altra natura.