Noielagiulia_Cosebelle_01

Ci sono film italiani leggerini e pieni di difetti che tuttavia, alla fine, riescono a dire qualcosa. È il caso di Noi e la Giulia, del giovane Edoardo Leo, tratto dal libro Giulia 1300 e altri miracoli di Fabio Bartolomei. Dice qualcosa perché racconta con ironia il fallimento di una o forse due generazioni, maltrattate dalla crisi e confinate nell’orizzonte breve della precarietà esistenziale.

Noielagiulia_Cosebelle_02

Noi, che di quella generazione facciamo parte, ci sentiamo chiamati in causa, costretti ad assistere alla messa in scena di un riscatto possibile purtroppo solo al cinema. Generazione di falliti e vigliacchi, senza sogni nel cassetto, ma solo calzini, proprio come diceva il grande Quelo di Guzzanti. Eccoci qui, un esercito di perdenti, troppo ricchi per essere poveri e troppo poveri per essere adulti, rinchiusi in un inferno di connessioni wi-fi, gingilli tecnologici e tripli lavori, nel girone delle birrette in piazzetta, Accidia e Invidia come vizi capitali. Siamo qui, ostaggio dei contratti a prestazione occasionale, paralizzati nello stereotipo di una diversità militante da sbandierare su Facebook, nella speranza di essere uguali a tutti gli altri perdenti come noi.

Noielagiulia_Cosebelle_03

Eccoci qui, nella convinzione suadente che ci sia sempre tempo per cambiare, che tutto è un momento d’attesa, una sala d’aspetto della vita vera. E intanto il tempo che passa e c’inganna in questo continuo rimandare a domani, domani terra promessa, domani fonte meravigliosa, è domani che parto, è domani che cambio lavoro, è domani che trovo l’amore, domani, domani. Chi ci dirà alla fine che quel momento era oggi? Ci prova Edoardo Leo col suo piccolo film pieno di difetti, colmo di stereotipi, con personaggi al limite della macchietta, che ci urtano i nervi perché sono così uguali a noi.

Noielagiulia_Cosebelle_04

C’è Argentero che vende le auto. Di mestiere fa il sissignore, piega la testa, saluta il padre che muore e s’incazza sottovoce. Edoardo Leo è un luogo comune, fascista di periferia senza sapere perché, traffichino di professione, la bella macchina, il Rolex finto, il razzismo da adolescente in tasca, insieme al cellulare. Stefano Fresi fa il solito timido ciccione, ipocondriaco e pavido, abbandonato dalla moglie per un rampante centauro. Amendola, il Claudione nazionale, comunista nostalgico dei centri sociali, contro a oltranza, resistente a oltranza, difende l’illusione di un sociale che non esiste più, così come siamo messi, ognuno per sé e Dio per tutti.

Noielagiulia_Cosebelle_05

Questa combriccola di sfigati senza arte né parte, estranei gli uni agli altri prima d’allora, si compra in società un casale da ristrutturare. Non ci sono più nemmeno gli amici con cui fare le imprese eroiche, è finito il tempo della pubblicità dell’amaro Montenegro, ci sono soltanto ‘sti quattro sfigati: il comunista nostalgico, il fascistello di periferia, l’insicuro yes man e il pavido ciccione. Vorrebbero fare la prima cosa bella della loro vita, un agriturismo biologico come quelli delle riviste, una roba shabby boho mezzo radical chic, qualunque cosa voglia dire.

Noielagiulia_Cosebelle_06

Si uniscono a loro Anna Foglietta, un’altra poveraccia presa a calci dalla vita, lasciata sull’altare e parecchio incinta di non si sa chi. E poi il mafiosetto che viene a chiedere il pizzo ed è il napoletano Carlo Buccirosso, guarda un po’, con la sua Giulia 1300 Fiat. Succedono un sacco di cose, alcune trovate simpatiche, altre meno.

Noielagiulia_Cosebelle_07

Ma resta, come si diceva all’inizio, qualcosa. Ecco, forse è proprio questo: che quegli sfigati siamo noi. Che il luogo comune, la macchietta, l’immobilismo, la paralisi, il cieco ottimismo verso un futuro di promesse, il non saper che fare, se tornare indietro o andare avanti, che ci manca il coraggio, quella è la nostra storia, non la loro. E allora com’era bella la vita prima, ecco perché siamo tutti nostalgici, sì, com’era bella la Giulia 1300.