L’intellettuale anti-modernista Massimo Fini è stato di recente premiato a Chiavenna con il Premio Nietzsche per la sua originale opera dedicata alla vita del filosofo. Nietzsche, l’apolide dell’esistenza (2002, 2009 – Marsilio)  è un testo che poggia su salde fondamenta bibliografiche e che ha l’intento di restituirci soprattutto il Nietzsche uomo nella sua fragilità esistenziale. Fini ha simpaticamente commentato: “Il premio mi ha fatto piacere perché il pensiero del filosofo ribelle è stato per me fondante dai 20 ai 40 anni. Ma anche perché, cosa rarissima, è anche stato un premio in denaro (Quanto? Non si dice). Nonostante qualche lettore favoleggi di un mio sontuoso salotto (invito chiunque a vedere la stamberga dove vivo), di quattrini ho un certo bisogno, nonostante la mia età pleistocenica”.

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Ho avuto la fortuna di lavorare per un certo periodo come assistente personale di Massimo Fini. Esperienza dalla quale credo di aver imparato più che da qualsiasi corso universitario.  Ho chiesto a Massimo di raccontarci della permanenza di Nietzsche a Torino rispettando i limiti rapidi e fugaci di un post ma con l’idea ambiziosa di stuzzicare la curiosità dei lettori. L’invito è quello di visitare i luoghi torinesi che ospitarono il filosofo nell’arco del 1888 fino al crollo mentale del gennaio 1889. Ai più audaci invece, auguro di riscoprirne l’opera e il pensiero.

COSEBELLE: Cosa ci puoi raccontare di Nietzsche a Torino?
MASSIMO FINI:  Aveva preso in affitto una stanzetta al 4° piano di Via Carlo Alberto 6, nell’abitazione di Davide Fino, che aveva una rivendita di giornali nell’omonima piazza. La città gli piace subito moltissimo credo per ragioni fisiche. Cioè, lui ci vedeva pochissimo e Torino era una città squadrata, con strade ben lastricate senza buche, con aria limpida e una bella luce che rendeva un po’ meno opaca la sua vista. Inoltre, a differenza di Genova e Nizza, città portuali, trovava i torinesi persone civili, di stampo europeo, che non cercavano di truffarlo a ogni passo. A Torino non conosce nessuno. Qualche volta si fermava a chiacchierare col direttore della libreria Loescher, tale Carl Clausen, che non doveva essere un tipo molto allegro (ndr, morì suicida all’età di 35 anni).

Piazza Carlo Alberto

Piazza Carlo Alberto

Palazzo Carignano

Palazzo Carignano

M.F.:Nietzsche conduceva una vita solitaria. La mattina presto faceva una breve passeggiata spingendosi anche fino al Valentino. Sia a pranzo che a cena mangiava sempre da solo, in trattorie modestissime. Gli piacevano molto i caffè eleganti di cui Torino abbondava, e si estasiava per i concertini di piazza tanto che una volta seguì con molta attenzione la gara fra una quarantina di bande di paese tifando per quella di Asti e fu tutto contento quando, seguendo la cosa sui giornali locali, seppe che aveva vinto. Va a sentire concerti e si commuove facilmente. Ha una sorta di distorsione della realtà. Entra nei caffè pensando che tutti gli sorridano. Pensa che la fruttivendola gli venda l’uva migliore.

Caffè del Cambio

Caffè del Cambio

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COSEBELLE: Secondo te perché è impazzito?
M.F.: Dunque, c’era una tesi che però è saltata, che attribuiva la causa della pazzia alla sifilide. In realtà non aveva la sifilide. Impazzisce perché è troppo intelligente. Qualcuno l’ha interpretata come una forma inconscia di autoprotezione. Tieni presente che questa caratteristica che è la sua mostruosa intelligenza è collegata al fatto che nella vita reale era un uomo totalmente privo di carattere. Lui va incontro al suo destino come un bue si fa portare al macello. Non reagisce mai. Ha una docilità assoluta. Pensa che lo Zarathustra è oggi il libro più venduto al mondo dopo la Bibbia ma lui ne vendette solo 75 copie.  A me di N. commuove il fatto che aveva desiderato tanto il successo e non l’ha avuto se non dopo la sua pazzia. Ha avuto milioni di lettori in tutto in mondo ma non l’ha mai potuto sapere.

Piazza Carignano

Piazza Carignano