L’ambiente perdutamente artificiale in cui viviamo immersi, e la casualità che regola la natura. Un’eterna opposizione che nasce con l’uomo, e sulle cui implicazioni l’uomo si interroga da sempre, ininterrottamente. Questo è uno dei temi fondanti del lavoro di Nick Van Woert, e della sua personale in mostra al MAMbo di Bologna, Nature Calls, fino al 7 settembre.

nature calls

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Nato a Reno, in Nevada, classe 1979, lui stesso si definisce un “pittore paesaggista”, ma i suoi paesaggi sono il parco degli oggetti della nostra quotidianità, scomposti nei materiali che li rappresentano, e i suoi colori e le sue tele sono l’infinito inventario delle cose e delle sostanze di uso comune, parte della vita di ognuno. Cose che prese singolarmente risultano utili e innocue, ma che mescolate e confuse tra di loro possono dare vita a composti pericolosi, ad abbinamenti improbabili e a volte estremamente dannosi.

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Lattine, chiavi inglesi e pezzi di vecchi copertoni, ma anche fiori di plastica, cemento, sacchetti della spesa, flaconi vuoti, vecchi attrezzi da palestra. Queste sono alcune delle sfumature della tavolozza di Nick Van Woert, che ha tanti colori quanti i prodotti della nostra civiltà, del capitalismo e delle nostre scelte quotidiane. Versati in contenitori di plexiglass, gel per capelli, sapone, sabbia, polveri varie, sono apparentemente innocui, oggetti d’uso scomposti nelle loro parti costituenti. Ma perfettamente organizzati in contenitori trasparenti, mescolati tra di loro in combinazioni nuove, creano un intruglio sconosciuto e dalle proprietà nuove. Un inventario tassonomico di materiali, sostanze, oggetti, che vediamo tutti i giorni e che improvvisamente ci troviamo a osservare esposti e classificati con cura, elevati allo status di arte.

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Gli oggetti hanno per l’artista “un valore semantico” intrinseco, e questo valore dipende da ciò che contengono, dalla materia di cui sono fatti, e non dall’uso che ne facciamo o dalla forma con cui ci appaiono. Ed è proprio la materia la reale protagonista di queste installazioni, che porta la memoria della sua forma precedente, ma è libera di esprimersi fuori dai suoi confini abituali, di rappresentare ciò che è realmente, di combinarsi ad altra materia, a sostanze eterogenee, e di comporre qualcosa di altro, che non è più l’oggetto iniziale. Accanto a ordinate catalogazioni in scatole di plexiglass, precise e pulite, ci sono poi enormi sculture, installazioni che sembrano squagliarsi sotto i nostri occhi, che sembrano sassi vulcanici, dalle forme irregolari e casuali, ispirate alla natura ma formate dai materiali più imprevedibili.

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Una fame di classificazione insaziabile conduce a una ricerca potenzialmente interminabile, e probabilmente impossibile da ridurre a un’unica risposta definitiva. Esattamente come l’eterna opposizione tra artificiale e naturale.

DOVE&QUANDO
Nick Van Woert, Nature Calls, a cura di Gianfranco Maraniello
MAMbo, via Don Minzoni 14 – Bologna
30 maggio – 7 settembre 2014