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Com’è lontano il Nebraska. A volerci arrivare a piedi poi. Ma un milione di dollari non si vince tutti i giorni, specie se sei un vecchio alcolizzato con una moglie rompicoglioni e due figli grandi. Fa freddo per strada ma un passo dopo l’altro a costo di morirci ci arriverò in Nebraska e vi pentirete d’aver pensato che sono rincoglionito e inutile, mi comprerò un furgone nuovo per prima cosa con quel milione, e chissenefrega se non mi danno la patente, mi compro pure quella con il milione e poi un compressore, sì un compressore nuovo, come quello che mi hanno fregato tanto tempo fa.

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Ma dove vai papà che prendi freddo, sali in macchina ti riporto a casa, non c’è nessun milione laggiù in Nebraska ad aspettarti, solo un mucchio di riviste in abbonamento e niente più. E la mamma, sai, lo so che rompe, e so che bevi ancora pure se dici di no, che la birra non è propriamente alcol in fondo. Ti ci porto io in Nebraska se ci tieni tanto, pure se non c’è nessun milione, solo strade deserte e motel e bar da quattro soldi, e quel tuo sguardo che a tratti c’è e a tratti non c’è più. Che ci fai con un furgone nuovo che ti han tolto la patente, che ci fai con quel benedetto compressore che non lavori più. Ma non importa, sei solo un vecchio ed è un piccolo sogno questo in fondo, una bella bugia, se ti fa campare ancora.

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Salgono in macchina padre e figlio. Bruce Dern e Will Forte due protagonisti che sembrano comparse della vita in un bianco e nero struggente e perfetto, ricreato per l’occasione da Alexander Payne. Mette distanza il bianco e nero e mette nostalgia, sa di ricordi e viaggi senza meta in fondo al niente. E pure se si ride in questo film, e si ride bene, è un colpo al cuore lo sguardo di quel padre che dimentica e si perde, lo sguardo di quel figlio che l’accompagna – tenendolo per mano come un bimbo – verso l’ineluttabile.

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Un susseguirsi di occasioni perdute e cocenti delusioni, momenti di gloria e apparente apatia, lì dove non succede nulla, è tutto fermo, a un padre e un figlio che fanno un viaggio insieme. Non succede nulla, non c’è nessun milione, eppure a crederci a questa grande illusione, la prospettiva di qualcosa che potrebbe star per accadere e non accade…non è forse questa la vita? Un viaggio tra desolanti stazioni di benzina e squallidi motel, tra istanti di lucidità e delirio, facendo lo slalom tra chi non ci conosce eppur vuole fregarci e chi ci conosce talmente bene da sottolineare ogni nostra miseria.

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Chissà che c’è alla fine, a chi basta un breve giro con un furgone nuovo e un compressore, a chi basta ritrovare un padre, seppure in un momento solo, nella fredda istantanea in bianco e nero che è il presente, che è già passato e ci lascia a piedi a camminare verso una grande illusione. Ognuno ha il suo milione, quello che conta è come pensiamo di spenderlo, cosa lasciamo, cosa rimane oltre a un mucchio di chiacchere, di noi. Forse che siamo stati padri, buoni o cattivi, forse che siamo stati figli. Chissà.