Natale è mio nonno, ormai irrimediabilmente sordo, che si ostina ad indossare il costume da Babbo Natale con un tappo di plastica sul naso, una sorta di firma personale decorativa ed aggiuntiva ad un immaginario ben preciso di noi nipoti: stufa, tavoli e sedie che ormai non bastano più, una lista di portate che sappiamo recitare a memoria come l’avemaria e il rumore diffuso di chiacchiere e risate che si mescola al volume del televisore, sempre più alto: dopotutto il tappo sul naso non serve sicuramente a sentirci meglio. [Alessia M.]

A Natale ogni luce vale, ma soprattutto quelle delle gare fra vicini per il balcone più bello e quest’anno ho intenzione di comprare i led a basso consumo e non ci sarà storia per nessuno. A Natale vale anche ogni lampadina perché ogni anno se ne spegne una e non riesci ad individuare quale della serie sia; svitarle tutte per ripristinare l’armonia luminosa è una faticaccia. A Natale ogni abete vale, ma rigorosamente di plastica e coi i rami che sembrano degli scovolini perché tanto la poesia la si aggiunge con gli addobbi improbabili. A Natale vale anche riempirsi di pupazzi di neve, renne, slittini e fiocchi di neve anche se qui non nevica da 4 anni. Natale vale solo se ci sono le spume di mandorla, la apple crumble, le frittelle per il pranzo del 24 e i regali con i numeri per la pesca del 25. Natale vale solo se canti con la vocina da chipmunk, con un’unica eccezione ammissibile: un po’ di rock.  Natale vale se, e solo se, il mio cane cerca di mangiare il bambinello almeno per un paio di volte. [Alessia R.]

Natale per me è quel senso di sicurezza che solo il susseguirsi di riti sempre uguali, immutati negli anni, sa darmi: a partire dalla preparazione dei segnaposti per la tavola fino a una intera famiglia, numerosa e rumorosa, seduta davanti a un piatto di tortellini in brodo fumanti! [Fabiana]

Natale è scambiarsi i regali con le amiche del cuore la notte della Vigilia, al freddo della solita piazzetta di quartiere, tra fragorose risate e morbide sciarpe di lana. [Giulia]

Natale sono io a sette anni che disegno nella stanza dei libri per tutto il pomeriggio della Vigilia e poi, all’improvviso, alzo gli occhi, è buio, sta nevicando e mi scoppia il cuore dalla felicità; è la messa di mezzanotte, il Pandoro con gli amici e un bacio sotto il vischio; è pan di zenzero e candele accese; sono gli artisti di strada che suonano Astro del Ciel sotto la neve; è il camino acceso e una coperta sulle gambe; è un bambino, e la meraviglia del suo essere ancora capace di rimanere a bocca aperta; è Miracolo nella trentaquattresima strada, anche se ormai lo so quasi a memoria; una tisana, una partita a carte e le persone che ami tutte sotto lo stesso tetto, o sotto lo stesso cielo, in qualsiasi giorno dell’anno. [Benedetta]

Stamattina sono andata a cercare le vecchie foto del Natale. Volevo guardare la felicità dei miei occhi bambini. Le feste più ambite erano quelle che aprivano le danze di un instancabile carosello di dolcetti, regali e abbracci. Si tenevano in una particolarissima domenica tra S.Ambrogio e Natale: una domenica di emozione costante, durante la quale – grazie all’intercessione dell’Azienda tedesca dove lavorava mio padre – potevo finalmente incontrare Babbo Natale!
Con il tempo ho scoperto che non si trattava del Vero e Unico BN, ma della copia piuttosto anemica di un impiegato, immolato ogni anno a quel rito sfibrante e isterico. Noi bambini sopraggiungevamo lungo interminabili file svirgolate. Alcuni piangevano dalla paura, altri tentavano di far sparire le candele dal naso, altri ancora non vedevano l’ora di ricevere il regalo (sempre uguale), i mandarini e i cioccolatini con le nocciole intere. Penso a quella fila come a tutte le volte che ho atteso qualcosa di bello e misterioso. Penso alla calzamaglia rosa che mi cade sempre un po’, ai vestitini che mi si impigliavano ovunque, penso al cuore che batte e al mio mitico caschetto a scodella. Allora il Natale era una sorpresa costante. Oggi tento in ogni modo di riprodurre quel fantastico stato di grazia con renne claudicanti e lucine ipertrofiche. Non sempre il risultato soddisfa le aspettative, ma in fondo Natale è questo: l’attesa fiduciosa di un momento di sorriso immotivato. [Camilla – Zelda]

Natale è Babbo Natale e luci. Natale è famiglia, Natale è mia nonna. La voce di Frank Sinatra. Profumo di mandaranci, delle loro bucce riscaldate sul fuoco. Natale è una giornata intera trascorsa con mia sorella a fare albero e presepe, immerse fra palline e pastori che profumano di cantina; ma soprattutto è una processione, tutti insieme, a mezzanotte, cantando Tu scendi dalle stelle col bambinello in mano da posizionare nella mangiatoia. E poi i regali, e i bambini urlanti: se penso al Natale mi sento coccolata, sento il cuore che si scalda, l’amore per la mia famiglia. [Chiara DL.]

Natale secondo me non è questa grande cosa, tanto per dire qualcosa di impopolare. Non sono una persona cinica, mi piacciono gli addobbi e le città che si colorano di luci. Solo, preferisco non partecipare alla frenesia da regalo, con il parcheggio impossibile in centro di domenica, i negozi pieni e tutto il resto. Per me Natale è godere di brevi momenti di silenzio e di piccoli riti. Piccole Donne è uno di questi. Parlo di quello del 1949 che avevo in videocassetta fino al momento in cui qualcuno in famiglia ci ha sbadatamente registrato sopra. L’ho cercato e mai trovato in dvd quindi mi affido ogni anno alla guida tv natalizia che spulcio solo per cercarlo tra l’infinita lista di titoli, per poi accoccolarmi in divano e godermelo dall’inizio alla fine ridendo e piangendo con le sorelle March. [Giada]

Natale è il motivo per cui l’inverno ha senso d’esistere. Natale sono le luminarie che fanno brillare le città, sono le vetrine scintillanti, il profumo delle spezie e della pasta lievitata. Natale comincia molto prima di Natale. E’ fare l’albero l’8 dicembre, scegliere con cura un pensiero per chi ami, scrivere in un biglietto quello che non hai il coraggio di dire di persona, è incartare con la carta da pacchi ogni regalo e metterci un bel nastro di raso rosso. Natale sono gli alberi addobbati nei giardini, sui terrazzi, sui balconi. Ma soprattutto, Natale è famiglia. È stare insieme intorno a un tavolo, baciare sulle guance chi ti siede vicino e mandare un bacio verso il cielo. Perché anche chi non c’è più, a Natale c’è più che mai. [Giulia R.]

Natale è quel disaccordo coerente tra il caldo che senti dentro ed il freddo che c’è fuori, è il senso del tempo che passa e rimane se stesso. É tua madre, ogni anno più grande – ogni anno più bella. È il ricordo di quello che eri e di quello che sei diventato, tutto d’un sorso, in un solo momento, in un istante tagliato. È l’odore della cucina che s’alza a Vigilia, è la voce di tuo fratello che chiama e che si fonde coi dischi di sempre. È l’equilibrio precario tra nostalgia e desiderio, l’abitudine che rincuora, l’amicizia e l’amore in un sol colpo: è il sorriso che viene quando il più bello è passato ed il meglio deve ancora arrivare. [Giuliana]

Il mio natale è stato per anni come nei peggiori film americani in cui tutti si dimenticano di te e partono per un viaggio di famiglia a Parigi, “Vedi, Kevin, tu sei quello che i francesi chiamano les incompétents“. Come nei migliori film, invece, una mattina di un non lontano 25 dicembre mi sono svegliata e ho capito che ci sono alcune cose per cui forse potrei amare il Natale: i biscotti della Mery inzuppati nel the caldo, i 26 video di famiglia filmati mentre apriamo i regali, la cena della vigilia con gli amici di sempre, Charlie e la fabbrica di cioccolato alle 10 (circa) su Canale 5, fare l’albero ma non mettere il modellino della ‘Ca d’oro perché la mette il mio papà e Last Christmas degli Wham! come se non ci fosse un domani. [Ilaria]

Natale, come altri momenti dell’anno, ma forse più degli altri, significa tornare in famiglia, riappropriarsi dei luoghi, della città e delle persone care, preparare pranzi e cene per amici e parenti, e non potere fare a meno della passeggiata del dopo pranzo, tra il barocco catanese, per il caffè. [Martina]

Natale è sedersi intorno a un tavolo e imparare a fare i cappelletti. Nonno tira la sfoglia, nonna prepara il ripieno. Io, mia madre e mia zia li chiudiamo. Ogni piccolo passaggio ha in sè un trucco che rubo con gli occhi. Per quando sarò io a preparare il ripieno. E sarò io a insegnare quel movimento unico con cui prendono una forma perfetta. [Miriam]

Il Natale per me ha sempre avuto una parvenza di finzione, di obbligo, di sorrisi tirati, di brutti regali comprati per forza… Ho detestato il Natale. Quest’anno no. E’ il primo Natale con la mia nuova famiglia, nella mia nuova casa, nella città che mi ha adottata. E fremo all’idea di cominciare una tradizione totalmente inventata, di buttar via la compilation di Adeste fideles e mettere su Vinicio Capossela mentre preparo biscotti alla cannella per il mio amore. Buon “nuovo” Natale a tutti voi! [Tamara]

A Natale ti cerchiamo. E la cosabella è che, solo quel giorno e solo per pochi preziosi istanti, ci sembra di riaverti davvero con noi. Ci sei mentre facciamo l’albero, rovistando nello scatolone rosso degli addobbi, popolato di decori anni Settanta comprati da te e dalla mamma chissà dove. Ci sei mentre riattacchiamo la stella del presepe che proprio non vuol saperne di stare su da sola, senza un po’ di adesivo. Ci sei mentre lucidiamo le posate, i bicchieri, i piatti del servizio buono che tanto ti piaceva. Ci sei mentre tiriamo fuori la tombola (Roberta chiede la cartella numero 5 e io la 23, come sempre, insomma!) e zio Pietro inizia a declamare i 90 numeri. Ci sei quando varchiamo la soglia di quella piccola chiesa, dove da un punto non decifrato arriva la flebile voce di una monaca che legge la sua lettera a  Gesù Bambino, interpretando con lucida schiettezza i sentimenti di tutto il Paese (proprio lei che ha scelto di vivere in clausura). A Natale ci manchi, ma come scrive Erri De Luca: “Quando ti viene una nostalgia, non è mancanza, è presenza”. E ogni Natale me ne convinco sempre più. [Valentina S]

Il Natale è Mamma che prepara i dolci tipici pugliesi con le sue mini rose capolavoro di forma e gusto. E’ il salmone marinato di Saverio e la sua mega spesa. E’ Monica che tiene vivo lo spirito del Natale (e della famiglia). E’ Rosangela che ha i regali pronti da tempo e li impacchetta per tutti. E’ Anna che fa le decorazioni a mano e ci regala libri. È il profumo degli agrumi e quello del capitone alla brace che ti insegue per le strade diAndria che per una volta all’anno diventa l’unico posto al mondo in cui vorrei essere. Sono io bambina dietro la finestra che guarda le luci colorate là fuori e continua a credere nella magia … (che magari  da un momento all’altro possa iniziare a nevicare). [Vincenza]

E per voi che cosa è il Natale? Vi piacerebbe raccontarcelo e magari ricevere pure un regalo bellissimo che vi aiuti a catturare la magia (o la follia) delle vostre giornate natalizie? Cosebelle e Lomographyrendono tutto questo possibile! Come? Eccovi qualche piccola istruzione:

1. Andate sulla nostra pagina Facebook (se non avete ancora fatto like, fatelo subito!) e commentate con una frase sotto al post dedicato al “Natale secondo noi”. Raccontateci i dettagli, i colori e i profumi, i giochi da tavolo, il pranzo infinito, i regali da scartare sotto l’albero, insomma tutto quello che per voi è Natale Bello.

2. Vi aspettiamo subito dopo sulla pagina facebook di Lomography, cliccate un bel like pure lì!

3. Condividete sul vostro profilo l’immagine cover del post che trovate anche qui sopra ma attenzione! Ricordatevi di rendere il post “pubblico” così sarà visibile! Lomography mette in palio una La Sardina DIY che è stata customizzata per voi dal team delle Cosebellers. Curiosi di vederla? Intanto provate ad indovinare sbirciando tra gli indizi del making of…

4. Avete tempo fino alle 23.59 del 20 Dicembre per raccontarci il vostro Natale e poi noi Cosebellers sceglieremo la frase che ci piace di più e il 21 Dicembre comunicheremo il verdetto: contatteremo la/il vincitrice/vincitore che giusto giusto in tempo per la vigilia (servizio postale italiano permettendo!) riceverà a casa questo bellissimo regalo.

Che cosa aspettate? Di corsa, subito qui!