Si dice che al ritorno da un viaggio in India non si è più gli stessi: in molti rivalutano la possibilità di aderire ad una nuova fede religiosa, per altri le priorità mutano irreversibilmente e il valore dei singoli giorni diviene oggetto di una indispensabile rivalutazione. Nel mio caso -ho raggiunto questo sterminato Paese a cavallo tra lo scorso Natale e l’Epifania- non è successo (ancora?) nulla di così forte e radicale. Eppure l’India ha suscitato in me l’urgenza di conoscere meglio (e tentare di  far conoscere) tre aspetti della sua contemporaneità: l’infanzia, l’essere donna e il sistema indiano dell’arte saranno così oggetto di tre post, tre mini-racconti di un viaggio del quale i lettori di Cosebelle hanno già avuto modo di vedere qualche immagine live via Instagram.

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Prima che il Kerala salisse agli onori delle cronache italiane, per Valeria Palmieri questo verdissimo Stato nel sud dell’India, era già una seconda casa: qui sono nati  (e in un certo senso continuano a nascere) i suoi figli. Bolognese, insegnante di lettere in pensione, è l’attuale Presidente di “NAMASTE’ – Onore a te“, una onlus nata nel 1996 e attiva principalmente sul fronte delle adozioni a distanza in India, Nepal e Moldavia. Il desiderio di Valeria era “trovare un modo sicuro e partecipato di fare del bene a qualche bambino tra i più poveri del mondo“. Così,  dopo aver aiutato finanziariamente un orfanotrofio in India, ha scelto di adottare a distanza un bambino, Tomas. I suoi regolari viaggi in India l’hanno stimolata a fare qualcosa di più: sperava infatti “che il suo aiuto e quello degli amici che aveva coinvolto servisse a migliorare le condizioni di vita di quei bambini. Ma si rese presto conto che non era così e che, nonostante il cospicuo introito finanziario elargito, i bambini continuavano a mangiare poco e male, a essere malvestiti e scalzi, a dormire per terra, a soffrire enormemente per la mancanza di affetto.” Eppure, passo dopo passo, è riuscita a costituire l’attuale NAMASTE’, un’ “associazione di volontariato, laica, priva di connotazione politica o religiosa, ma solo umanitaria”.

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La sede di Namastè nel Kerala, gennaio 2013 | Foto V.Silvestrini

COSEBELLE – Valeria, quali difficoltà può incontrare un bambino indiano prima di raggiungere l’età adulta? E una bambina? Perchè c’è bisogno del nosto aiuto in India?
VALERIA PALMIERI – Naturalmente l’India è grande, per cui mi limiterò a descrivere le difficoltà che può incontrare (diciamo le più comuni) un bambino del Kerala: una di queste è legata all’ incidenza dell’ alcolismo e all’atteggiamento violento dei padri. Talvola anche se lavorano, spendono il misero guadagno in alcol, non occupandosi minimamente della famiglia. La conseguenza è che i figli devono abbandonare gli studi per contribuire al sostentamento della famiglia. E così perdere la propria infanzia. Poi c’è il sistema sanitario indiano, che non provvede al pagamento delle spese mediche in moltissimi casi: se un padre (o un altro membro della famiglia) cade vittima di una disgrazia o di una grave malattia, l’intero nucleo si deve rovinare per pagare le spese mediche e ovviamente non restano risorse per far studiare i bambini. E le bambine, poi, neanche a pensarci! Negli strati più miseri della popolazione indiana, lo studio, come il gioco, sono spesso un lusso che i bambini non possono permettersi. Se poi abiti nella foresta o in una baracca di foglie o di teli di plastica, senza acqua, luce, bagno e mobilio di alcun tipo, se i tuoi genitori sono analfabeti, violenti e spesso immorali, se i tuoi parenti che vedono in te solo una bocca in più da sfamare…beh, no non è facile essere un bambino, in India!

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CBC’è un messaggio che vorresti far arrivare in modo forte e univoco a quanti nutrono dubbi circa le adozioni a distanza?
VP – Che fanno bene a nutrire dubbi, ma fanno male a non toglierseli.  Il dubbio è sano e in qualche caso anche giusto. Bisogna solo dare fiducia a chi dimostra in modo trasparente quello che fa e non lasciarsi trascinare da nomi famosi, pubblicità lacrimevoli o appartenenze religiose. Andare a vedere, se possibile, e se no pretendere prove. Costa tempo e fatica all’associazione proponente, ma è doveroso offrirle a chi partecipa ad un progetto di adozioni a distanza. Come recita il nostro motto: “Non basta fare il bene, bisogna anche farlo bene”. E se non si è sicuri di voler seguire un bambino nella sua crescita per un certo periodo di tempo, lasciar perdere e fare semplici offerte. Per chi già è stato maltrattato dalla vita, essere abbandonato dall’adottante è un’ulteriore schiaffo che non si merita.

CB – Qual è la tua speranza per il futuro dell’associazione Namastè?
VP – Tutto sommato che resti com’è. Non spero in crescite miracolose, non solo perché sarebbe utopistico in questi momenti di crisi, ma anche perché l’eccessiva grandezza potrebbe rendere più freddi ed impersonali i rapporti umani, tra soci, benefattori, personale e bambini. Sì, che resti, scusate l’immodestia, il piccolo gioiellino che è, con l’entusiasmo e la gioia che ha e che sa dare.

CB – La tua cosabella
VP -Dopo Namastè? L’ incommensurabile sensazione di appagamento che mi dà accarezzare un gatto che fa le fusa!

Per saperne di più:
Namastè Onore a Te ONLUS
Via Del Bosco, 3 40068 San Lazzaro di Savena, Bologna (Italia)
Tel e fax 051 479751 info@namaste-adozioni.org