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Viene da chiedersi come il Great Fire di Londra abbia potuto attecchire, con tutta la pioggia che cade giornalmente su questa città. Eppure, è evidenza storica innegabile che il 2 settembre del 1666 un incendio di incredibili proporzioni scoppiò nel centro della City e devastò l’area circostante per ben 3 giorni consecutivi prima che si riuscissero a domare le fiamme.
Lo shock fu talmente grande che il luogo di tale evento è ancora oggi segnato da una colonna monumentale, chiamata appunto Monument, come se fosse il monumento per eccellenza della città, quello che la caratterizza e ne marca il doloroso centro oscuro. L’altezza della colonna equivale alla distanza dalla base della panetteria da cui partì il fuoco, e la si può percorrere (a pagamento) su fino in cima, per godere del panorama.

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La centralità del drammatico evento tuttavia non è solo geografica, ma direi antropologica : gli inglesi sono ossessionati dalla possibilità che un tale disastro possa ripetersi, e questa loro fissazione si ripercuote nelle loro vite, costellandole di allarmi e soprattutto di esercitazioni antincendio periodiche obbligatorie in tutti gli edifici pubblici. Se non avete partecipato ad una di queste esercitazioni almeno una volta nella vita, non potete dire di aver vissuto in Gran Bretagna. Se vi capitasse, sappiate che gli inglesi le prendono molto sul serio, per cui, se quando scatta l’allarme siete in accappatoio o mutande, così dovrete preciptarvi per strada. La vista di questo eterogeneo gruppo di persone nel punto di raccolta esterno potrà essere fonte d’ilarità per i passanti, ma questo non cambia le cose.
Certo che se iniziassero a costruire le case con materiali un po’ più ignifughi di legno e cartongesso sarebbe un bel passo avanti: ma si sa, la tradizione è tradizione. E poi un po’ di spartano esercizio terrorizzante, con la sirena che ti rimbomba nella testa e il freddo che ti gela i calcagni nelle ciabatte non può che temprare il carattere.

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