Le emozioni sono difficilmente sintetizzabili in singole parole. Gli scrittori le diluiscono in fiumi di favella, gli artisti le visualizzano in tratti multiformi, gli architetti danno loro solidità e gli stilisti le imprimono in stoffe e tagli. Il prodotto finale, però, ben lungi dall’essere esaustivo non è che un riflesso della sensazione che si vuole riportare, una sublime rappresentazione a cui i fruitori aggiungono la propria soggettività e il proprio punto di vista.

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Quando un’emozione si fa vino siamo di fronte a ciò che io ritengo un capolavoro assoluto. La materia enologica ha, a mio avviso, un potere smisurato nel tratteggiare sfumature dal momento che la sua sostanza è eterea, fuggevole, estremamente affine a quella delle emozioni. Se un calice riesce a toccarci lo fa nell’intimo, scatenando qualcosa di primordiale, fascinosamente semplice ed immediato ma incredibilmente difficile da verbalizzare. Nei gozzovigli di questo fine settimana mi sono imbattuta in vero e proprio tesoro vinoso. Ho scoperto un vino nuovo, il Monteriolo dell’azienda vinicola Coppo. Mi sono a lungo cafuddata per il tardivo incontro con questo tesoro, essendo custodito a pochi passi dalla mia dimora (torna in auge il consiglio di aprire gli occhi e scoprire ciò che ci sta intorno prima di lanciarci a ravanare nell’orto del conoscente lontano che pare sempre più vermiglio) ma, si sa, dagli sbagli si impara.

Il mio incontro con Monteriolo Coppo

Il mio incontro con Monteriolo Coppo

Monteriolo, dicevamo. Chardonnay Piemonte D.O.C. Un  vitigno internazionale a bacca bianca che si può assaporare in una miriade di varianti che però nulla hanno a che fare con questa nuova esperienza. Partiamo dal nome, foriero di fragranze e sensazioni che si ritrovano sul palato. “Monteriolo” è il nome di una stradina pittoresca contornata di alberi e vigneti che conduce in cima ad una collina, direttamente in balconata per gustare il panorama mozzafiato dei dolci pendii di Langa. Lungo questa via infiniti amori sono sbocciati e si sono consumati grazie alla sua intimità, all’aria frizzante che si respira e all’abbraccio caldo delle sue fronde. Con questo mood approcciamoci al vino che ci stringe la mano con una veste gialla paglierina carica con riflessi verdognoli degni di un sarong di seta tailandese.

Dettaglio fiore con coccinella in vigneto

Dettaglio fiore con coccinella in vigneto

Il bouquet che solletica le narici dà inizio al viaggio. Le sinapsi partono all’impazzata risvegliando ricordi che solo la dirompenza dell’olfatto sa scovare. Un misto di sensazioni ed emozioni si fa vivido. Riconosco gli agrumi, la dolcezza di frutti tropicali, la freschezza di un prato in fiore ma c’è una nota di fondo che mi sfugge. ‘E intrigante, vagamente minerale, è qualcosa che ho già sentito ma non riesco ad afferrare. Si tratta dell’odore di un’emozione, un composto molteplice la cui sostanza è fatta di un brivido lungo la schiena, della morbidezza languida di un bacio, dell’elettricità scatenata da due mani che si sfiorano, dello sguardo volto all’infinito dove il sole si tuffa nel mare fondendosi nella sua immagine riflessa, della brillantezza della felicità. Ci sono, è il profumo di un bacio romantico sulla battigia, al crepuscolo, in una giornata di fine estate quando l’orda di turisti è migrata e la natura riprende possesso delle sue coste. La salinità del mare si lascia ingentilire dalla brezza per sposarsi con gli aromi morbidi e caldi di due corpi che si scoprono a fior di labbra. La sensazione è meravigliosa e predispone le papille in adorante attesa. Le aspettative non sono smentite. Al palato si ripresenta la miscela calda, esplosiva e delicata che gli aromi avevano anticipato. Il gusto è rotondo, fresco nella sua sapidità ma ammorbidito da un passaggio di 9 mesi in barriques sui lieviti.

Fermentazione Monteriolo in barriques

Fermentazione Monteriolo in barriques

‘E un sapore che ha corpo, densità. Avvolge, si tramuta, fiorisce. Sfiora l’esperienza complessa del cibarsi. Mai avevo assaporato una simile grazia a decoro di una struttura possente. Crea dipendenza, ogni sorso è come un bacio della persona amata, non se ne può fare a meno e ci dona ogni volta rinnovate sensazioni. Di nuovo quella reminiscenza della risacca marina, l’istantanea di un momento di felicità pura.

Consapevole della soggettività che pervade l’interpretazione ho voluto scoprire di più, per capire se i miei vaneggi potessero avere un minimo di fondamenta. Sfiammellante per il gaudio ho scoperto che le peculiarità del Monteriolo sono figlie del terreno unico da cui germogliano i suoi grappoli, ad Agliano Terme. Su queste colline, infatti, un tempo c’era il mare e il terroir ne porta incisa la memoria, con un’elevata salinità e la presenza di gesso in cristalli, elementi che conferiscono ai grappoli caratteristiche ben marcate. A completare questo quadro marinaro la maestria dell’uomo, gli enologi di casa Coppo che hanno scelto la maturazione sui lieviti (inusuale nei bianchi) in barriques per dare rotondità e carattere al selvaggio nettare.

Vigneti Coppo ad Agliano Terme

Vigneti Coppo ad Agliano Terme

L’esperienza provata è ancora nitida e ha portato a galla una melodia di ricordi dal sapore salino. Quando un vino riesce a smuovere l’anima così in profondità non può che essere un capolavoro. Assolutamente da provare! E chissà, potrebbe farvi rispolverare flirt marinari dimenticati…

P.S. Se durante le vostre vacanze marinare non avete goduto delle gioie del limone sulla battigia, cercate di recuperare al più presto, bevete un sorso di Monteriolo con chi vi sale e portatelo in riva al mare per una verifica sul campo. Non potrà negarsi, è per la scienza!