La voce della verità.

Ditemi la verità: quante volte, trovandovi al cospetto di una teca contenente un mattone e quattro spruzzi di cera sciolta, di una mela morsicata incastonata nell’ambra, o di una poltroncina fatta di corn flakes*, vi siete sentite in profonda comunione con quella povera signora delle pulizie di un museo tedesco che pensò bene di spazzare via un’opera d’arte da ottocentomila euro, scambiandola per sporcizia?

Quante volte vi siete recati, speranzosi, a porgere omaggio a un’installazione chiacchieratissima alla galleria giusta, che guai a perdersela, solo per sentirvi come un bambino di quattro anni davanti a una proiezione in lingua originale de Il Settimo Sigillo?

Quante volte avete pensato che i curatori dovrebbero doppiarsi come avvocati penalisti perchè, onestamente, come giustificano loro qualunque fesseria non lo fa nessuno?

Non scherziamo, lo so: tante.

Certo, ora sto esagerando, l’arte ha le sue maniere e bla bla bla, il qualunquismo è così fuori moda, non bisogna essere frivoli e superficiali, e via andare. Volevo solo ribadire il concetto.

Ho detto bambino di quattro anni? Esatto. Vedi come delle volte la soluzione è la più semplice.
Quelli di Audio Tour Hack l’hanno pensata giusta: per il MoMA di New York, il più ganzo tra i musei, hanno raccolto una manciata di bambini tra i tre e i dieci anni, li hanno sguinzagliati per le sale e hanno chiesto loro di diventare critici per un giorno. Li hanno piazzati davanti ad alcune delle opere più importanti dell’ultimo secolo, Giacometti, Warhol, Twombly, Pollock, Lichtenstein, Beuys e via dicendo, e li hanno lasciati liberi di analizzare i lavori a modo loro.

Il risultato è MoMA…Unadulterated, una serie di audio guide senza filtri, atteggiamenti o pomposa retorica, da caricare nel proprio lettore mp3 e riascoltare al museo, solo per rendersi conto di quanto i ragionamenti dei bimbi siano originali, freschi, senza pretese e più simili a ciò che noi stessi abbiamo pensato davanti alle stesse opere di quanto avremo mai il coraggio di ammettere.

Per qualche strana ragione, i bambini ne sanno sempre di più.

*Ogni riferimento ad opere d’arte esistenti è puramente casuale, ma vi prego di farmelo sapere qualora decideste di realizzarne una come pungente metafora della condizione dell’uomo o come rappresentazione della secolarizzazione di antani.