“È come se oggi avessi capito il trucco che c’è dietro a una magia e ora che me lo hanno svelato ha perso tutto il suo fascino quindi sono triste e arrabbiata”. Misdirection, Lucia Biagi.

Tutti abbiamo avuto tredici anni ma la maggior parte di noi se l’è dimenticato. A me, lo devo ammettere, pare veramente assurdo che ci si possa scordare di quella voglia di vivere ogni emozione e avventura fino all’osso, di rischiare la propria incolumità per una persona o, ancora meglio, per un ideale che c’è solo nella nostra testa e che inseguiamo fino a quando ciò per cui stiamo lottando non si sbriciola davanti ai nostri occhi. Sono comportamenti che tutti abbiamo avuto ma che crescendo, razionalizzando, cerchiamo di dimenticare perché a nessuno piace ricordarsi fragile e sbagliato. Eppure, Misdirection – il nuovo graphic novel di Lucia Biagi portato fra gli scaffali da Eris Edizioni – inizia proprio da qui, da questa voglia di Federica di fare a pugni con il mondo là fuori, lei che è una ragazzina di tredici anni che si ritrova a dover scegliere il proprio futuro con la consapevolezza, però, che inseguire i propri sogni non è poi così semplice come potrebbe sembrare.

“È quasi mezzogiorno. Mi annoio. Emoticon Disappunto. Mancano meno di due mesi alla scuola. Non so se ho scelto bene il liceo. Non voglio proprio andarci allo scientifico”.

Cominciamo dal fatto che Federica, in Misdirection, utilizza le note vocali del proprio smartphone come l’agente Cooper, in Twin Peaks, utilizzava il suo registratore. Il riferimento è forse casuale ma non troppo perché in realtà, della serie televisiva ideata da David Lynch, Lucia Biagi sembra riportare nelle proprie tavole anche l’atmosfera e l’ambientazione che dallo stato di Washington si è spostata in un piccolo paese di montagna, Sestriere, dove gli stessi boschi e silenzi circondano le abitazioni dei villeggianti (molti) e degli abitanti della località montana (pochi). Perché parlare di Misdirection, questo dovete saperlo sin da subito, significa scoprire molte carte, da quelle intime a quelle corali, dalla storia di una per raccontare di molti perché il mondo della protagonista è l’universo di una nuova generazione, quella che sta crescendo con i social network e la realtà aumentata ma, pare assurdo, circondati da un qualcosa che ancora fa sentire inferiori chi parla dei fumetti “dei grandi” soprattutto se a leggerli è una ragazzina.

Lucia Biagi, dopo il delicato tema trattato in Punto di fuga, affronta un mondo che è ancora tutto da esplorare, raccontando uno sprazzo di ciò che la nuova generazione sta vivendo grazie a ciò che la tecnologia ha portato con sé e, soprattutto, ciò che per assurdo non ha cambiato. Perché Federica, in Misdirection, si ritroverà a cercare l’amica Noemi che pare scomparsa nel nulla ma si ritroverà anche a dover lottare con i bulli, con un microcosmo ancora troppo maschilista che è solo il riflesso di una società che pare sentirsi avviata e invece ha ancora problemi con il bullismo, l’affrontare il diverso ma soprattutto se stessi. 

In Misdirection, infatti, la piccola protagonista non si sente forte come invece dimostra di essere alla fine del racconto, anzi, si ritrova ad auto accusarsi di ogni sbaglio in un’età, la preadolescenza, che è un cosmo ancora tutto da scoprire, un eterno tentare di capire il giusto e il sbagliato. È la voglia di mettersi in gioco sapendo di doversi confrontare con l’eterno dilemma che gioca con i sogni e la realtà, la voglia di inseguire le proprie passioni e il fatto che, i grandi dicono così, ci si debba sentire in dovere di studiare ciò che garantirà un lavoro perché il futuro, tutto sommato, non è poi così lontano.

L’eterna ricerca dell’equilibro viene raccontato nelle tavole di Lucia Biagi da colori freddi, il viola e il verde acqua, che paiono creare una storia che sembra un’allucinazione, qualcosa che tutto sommato rimane sospeso nel tempo perché i dubbi di ieri sono forse i dubbi di oggi con la differenza, però, che sono cambiati gli strumenti.

Ci sono tante colonne portanti in questo romanzo grafico di Lucia Biagi tra cui una storia a fumetti dentro la storia a fumetti, prova di quanto la piccola protagonista sia già follemente innamorata del mondo dei balloon. E c’è, inoltre, tutto un microcosmo delle località montane che forse tocca maggiormente quelle persone che hanno passato le estati dai nonni in montagna, come Federica, dove i villeggianti sono quelli che arrivano per poi scappare e invece gli abitanti del paese sono quelli che ci devono restare in un luogo che vive solo alcuni mesi dell’anno per poi nascondersi sotto strati di neve e silenzio.

Il lavoro portato in libreria da Eris Edizioni è un qualcosa che Lucia Biagi pare aver studiato attentamente, in ogni tavola e in ogni dettaglio, perché Misdirection è soprattutto una continua lotta alla ricerca della direzione più corretta che non deve necessariamente essere quella lontana dalle cattive compagnie ma quella che include il dover imparare a continuare a sognare cercando di diventare i veri protagonisti della propria storia.