Corre sopra alle nostre teste e quasi non ci accorgiamo della sua presenza. Eppure è lì a farci strada, quando ci spostiamo da una città all’altra in treno, nei percorsi urbani coperti dalle linee del tram. In gergo la chiamano linea aerea di contatto, taglia il cielo con i suoi cavi. Se siete in viaggio provate a sporgervi dal finestrino e alzate lo sguardo: capirete all’istante di cosa parliamo. Tenace e perfettamente salda, ci scorta fedele pur nel mutare costante del contesto e delle stagioni. È anche grazie ad essa che ci muoviamo. Non si può forse dire lo stesso delle buone idee? Non sono proprio loro a sostenerci e spingerci avanti, oltrepassando limiti mentali e porte serrate, scorrendo, tenaci e salde, tra le vie, tra le piazze. Tra le persone. Solo le buone idee sopportano le attese, riuscendo ad arrivare in spazi segreti, abbandonati, inesplorati. E li rinnovano. Ne generano perfino di nuovi e inaspettati, ridefiniscono l’identità di porzioni di città, abitudini e scenari. Immaginiamole così: una linea aerea di contatto, in grado di legare volontà, energie e visioni.

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Da sinistra: Antonio Colombo, Alioscia Bisceglia e Massimo Giacon

È questa la Milano evocata dalle parole di Alioscia Bisceglia, leader dei Casino Royale, co-fondatore di Elita e anima di tante iniziative tra food, musica ed entertainment, di Antonio Colombo, gallerista e imprenditore nel settore del ciclismo e di Massimo Giacon, artista e “fumettaro” per sua stessa definizione. Sono loro che ci hanno accompagnato nel progetto MilanInSight: un designer, un musicista e un performer che di buone idee per e su Milano ne hanno avute e continuano ad averne. Li abbiamo incontrati proprio a Milano, una città per alcuni ostile e inafferrabile, ma solo se non la si vive ogni giorno o se si sceglie di restare ancorati a certi stereotipi. Una città necessaria all’Italia, alla quale non sembra inappropriato accostare quell’aura, magica ed evanescente, di cui solo i miti sembrano essere naturalmente dotati.

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“Milano ti dà lʼimpressione che stia per succedere qualcosa di grande, qualcosa di cui riesci ad accorgerti solo quando ti fermi un attimo a guardare indietro. E in effetti qui sono avvenute cose speciali che non sarebbero potute accadere altrove”

Fuoriclasse dell’innovazione, del design, della produzione, delle avanguardie artistiche e degli incontri, Milano “ti dà lʼimpressione che stia per succedere qualcosa di grande, qualcosa di cui riesci ad accorgerti solo quando ti fermi un attimo a guardare indietro. E in effetti qui sono avvenute cose speciali che non sarebbero potute accadere altrove”– ha evidenziato Massimo Giacon che, spostandosi dal Veneto al capoluogo lombardo negli anni Ottanta è riuscito a intrecciare il suo percorso professionale e umano con uno dei giganti del design italiano, Ettore Sottsass. Ma da cosa può derivare questa forza così tangibile, una forza talmente calamitica da spingere, oggi e da sempre, tanti a radicarsi qui?

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Non mi sono mai allontanato da Milano per più di un mese! Uno dei miei luoghi preferiti è la Triennale, fare un giro lì a prescindere dalle mostre mi fa sempre piacere. Ma anche nelle zone intorno alla città ci sono posti bellissimi. E per raggiungerli basta solo unʼora di macchina!”

Per Antonio Colombo una possibile risposta va rintracciata nell’intimità del rapporto tra la città e chi la abita: “Penso – ci ha confidato- che i milanesi siano persone ostinate ed è per questo che ce la faranno a migliorarsi. Milano può diventare qualcosa di grande”. Un legame talmente intenso da sfociare quasi in un bisogno fisico di vivere e stare in città, il più possibile. “Sono nato qui – ha aggiunto ancora Colombo- e non mi sono mai allontanato da Milano per più di un mese! Uno dei miei luoghi preferiti è la Triennale, fare un giro lì a prescindere dalle mostre mi fa sempre piacere. Ma anche nelle zone intorno alla città ci sono posti bellissimi. E per raggiungerli basta solo unʼora di macchina!” Si può arrivare qui da molto lontano, si può essere figli adottivi di uno dei suoi quartieri oppure essere eredi di una lunga presenza familiare: raramente si finirà per restare indifferenti a stimoli e luoghi.

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“Milano è la mia arena, la mia sfida.”

Anzi, il legame con la città può diventare così viscerale da orientare il proprio iter professionale e umano: “Milano è la mia arena, la mia sfida. –ha affermato Alioscia Bisceglia Abitavo nel quartiere Isola e ho vissuto tutto il suo cambiamento. Da piccolo volevo fare lʼurbanista, ho studiato per un po’ architettura. Avevo uno slancio molto idealista più che ideologico e le mie passioni sono sempre state legate all’idea di vivere una città, di farla tua e di condizionare lo spazio in cui vivi. E poi vi siete accorti di quanto è bella Milano? Quando da ragazzino venivo in città in autostop, la osservavo di notte: così scenografica nella sua architettura, nella sue palette di grigi.”

E per voi cosa rappresenta Milano?
Raccontatelo sulla piattaforma MilanInSight e su Instagram con l’hashtag #MilanInSight

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Testo&Immagini a cura di Valentina Silvestrini | Ha collaborato Teresa Bellemo | Special thanks to Giulia Zoavo