Di Castellano e Pipolo, 1980.

L’estate è fatta per i vecchi film di quando si era bambini. Un po’ di b-movies ogni tanto. Accenni trash. Di sicuro tante paillettes, se ci si infila nel decennio delle permanenti aggressive, dei fuseaux, degli scolli profondi, della sessualità palesata. Mia moglie è una strega ha un po’ di  tutto questo. Aggiungici della stregoneria farlocca, uno yuppies sfigato, una canzoncina che ti rimane in testa manco fosse una maledizione. Eccotelo, è lì.

La strega Finnicella (una bellissima Eleonora Giorgi) muore al rogo durante la Santa Inquisizione. Tornerà seicento anni dopo per vendicarsi, scegliendo come bersaglio un discendente del cardinale che ha ordinato di ucciderla (Renato Pozzetto).

Leggerezza per quelle sere che dici: voglio vedere una cosa… impalpabile. Eccola servita, corredata da una copertina che ti copre i piedi fatta all’uncinetto, la stessa nella quale ti rannicchiavi quando eri piccola.