Una gita a Greenwich

Le stelle che da sempre guidano i naviganti brillano sulla collina e si riflettono sul mare. L’osservatorio astronomico di Greenwich in alto fa da controparte al porto in basso, alle navi, all’aria marina che permea tutto questo sobborgo a sud di Londra.

Per le strade di pietra si sente l’odore salmastro, pesanti ancore ed eliche giganti ci sovrastano nel Maritime Museum, gli ampi spazi dell’Accademia navale preparano al vasto silenzio degli oceani, le vele di antichi vascelli biancheggiano ancora tra le banchine. L’animo britannico, marittimo e celeste, si libra qui nell’incertezza della non terra, tra sogno e avventura.

Nelle stelle questo popolo ha letto il proprio destino di conquistatori, legislatori, esploratori; ma vi ha visto anche la bellezza dei poeti, la meraviglia dell’immenso creato davanti a cui inchinarsi. Per gli inglesi essere un’isola ha significato senso di appartenenza ed orgoglio, ma anche percezione del limite ed orrore dell’eccesso.
Perché se c’è una cosa che salva gli inglesi dal peccato di arroganza è l’autoironia, il senso di relatività. La loro usuale riservatezza fa sì che anche là dove questo orgoglioso senso di centralità planetaria può venir affermato con scientifica chiarezza, lo si fa quasi sottovoce. Andate a cercare il meridiano di Greenwich, quello zero al centro del mondo da cui si contano i meridiani e le ore: Londra è attraversata dalla linea più importante del pianeta, ed è una linea sobriamente invisibile.