Aperti al futuro. Lo slogan scelto da Matera per assicurarsi il titolo di Capitale europea della Cultura 2019 è stato “Open Future”, un futuro dalle mille opportunità per una città antica e fiera delle sue tradizioni. Una città di dimensioni medio-piccole che, così come per altri centri urbani simili, per molto tempo è stata considerata alla periferia del dinamismo culturale. Un tempo, questo, che non appartiene più al futuro di cui Matera sta già scrivendo le prime pagine, in stretta collaborazione con il suo omologo bulgaro Plovdiv.

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La Cisterna del Palombaro | Foto Nico Colucci

Sin dalla sua istituzione nel 1985, il titolo di Capitale europea della Cultura rappresenta infatti un potente mezzo per rilanciare l’immagine e il dinamismo della città designata, ma non solo. Anche l’economia locale ne risulta fortemente stimolata. Secondo alcuni osservatori, l’impatto economico sul territorio sarà di circa 30 milioni di euro. La capitale lucana, intenzionata a sfruttare al meglio questa opportunità, è già un passo avanti e punta sul potenziale dei giovanissimi. Tra le azioni chiave emerge “Generazione 2001”, un’iniziativa che mira a coinvolgere direttamente i ragazzi che avranno 18 anni nel 2019, rendendoli sin d’ora partner privilegiati delle attività in programma.

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Piazza Vittorio Veneto | Foto Nico Colucci

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Sasso Barisano | Foto Nico Colucci

Il direttore del Comitato Matera2019 Paolo Verri si è spinto ancora oltre affermando che questo lavoro, che sarà lanciato all’inizio dell’anno scolastico 2015-2016, non vuole essere ingaggiato solo sull’area materana, lucana o sulla macroregione Sud, ma allargato a livello europeo. Sul web la mobilitazione è già partita, con la creazione della Web Team, costola social del gruppo dei primi volontari di Matera2019. Sebbene sette voti su tredici abbiano imposto la città dei sassi per l’ambito titolo, l’Italia non rinuncia a valorizzare gli sforzi delle altre 5 candidate. Ravenna, Cagliari, Lecce, Perugia e Siena saranno Capitali italiane della Cultura per il 2015. Una proposta del Ministro per i Beni culturali, Dario Franceschini, per non disperdere «le eccezionali energie mobilitate».

[Articolo a cura di Simona Pizzuti]

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Sasso Caveoso | Foto Nico Colucci