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Marina and the Diamonds.

Abbiamo tutti delle ossessioni, che ci tartassano ogni giorno di ogni settimana – e specialmente una domenica mattina, osservando il proprio letto che sembra improvvisamente vuoto, dopo un sabato sera inaspettato. Abbiamo tutti delle ossessioni, che ci fanno avere pensieri torbidi, malati, sconci.

All’inizio, pensando a questo post, volevo scrivere di un’altra artista, poi mi capita tra le mani questo disco di Marina and the Diamonds, scorre fino alla traccia 6, ed il pezzo Obsessions mi parla dolcemente. Chiamiamolo destino, chiamiamolo semplicemente masochismo: Obsessions parla anche di me. Quindi benvenuta tra queste pagine, Marina Lambrini Diamandis.

Nasce il 10 ottobre 1985 in Galles e, come potete notare dal cognome non proprio anglofono, ha origini greche. The Diamonds non si riferisce alla sua backing band, bensì ai fan, certo che con in giro Florence + The Machine il dubbio è lecito. Quindi ecco, l’elegantissima ed incantevole Marina scopre il suo talento alla scuola superiore e tra audizioni (una per il musical del Re Leone) ed un provino per far parte di una boy band reggae, alla fine si fa notare da Virgin Records e nel 2008 viene scoperta da Derek Davies della Neon Gold. Passa successivamente alla 679 Recordings e pubblica il disco di debutto The Family Jewels, e finisce seconda nel Sound of 2010 con in testa Ellie Goulding, amica personale della stessa Marina.

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La voce della Diamandis è bassa e tendente al maschile, con picchi simili alla Katy Perry degli inizi. The Family Jewels è un disco piacevole, divertente, giovane, dove la parte musicale è lasciata volutamente in secondo piano, nonostante siano presenti arrangiamenti di pregio. La voce torrida di Marina è protagonista indiscussa dell’opera, piena di sfumature e temi. Sembra, come citato prima, di incontrare una Katy Perry più “ricercata” ed ovviamente meno tamarra. Il brano Hollywood sa di “singolo” dalle prime note, c’è qualcosa che lo fa alzare al di sopra degli altri ed è infatti un pezzo che tranquillamente potrebbe esser parte di un musical di quelli vecchio stampo americani, con bandierine biancherosseazzurre in ogni dove.

Il disco nella sua totalità non fatica a farsi amare, perché non annoia, perché almeno in una canzone ci si riconosce (spero per voi non tra le più tristi) e perché una star come lei proprio ci voleva, una ragazza carina ma non troppo, che se le va fa il verso della scimmia in un pezzo, che si concede ai piaceri della tavola, che appena può si compra quel bracciale di Hermès che chissà per quanto tempo ha sognato.

Voglio essere sua amica.

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