Il salone del mobile si è concluso da un pezzo ma oggi continua atornarmi in mente una diavoleria vista allo Studio vm (zona Ventura) dal titolo Melvin The Machine. Un oggetto fuori dal coro, tra sedie, lampade, tavoli, cibi vari, ecc
Il collettivo di Heidoven, gli Heyheyhey, ha creato un marchingegno per preparare cartoline pronte da spedire, tutto all’interno di due vecchie valigie. Un congegno progettato per viaggiare nel mondo, su modello dei macchinari pensati da Rube Goldberg.
Il comune gesto di scrivere, firmare e insalivare i francobolli è stato così automatizzato con un complicatissimo macchinario di reazioni a catena.

Ne sono restata imbambolata, come una bambina davanti ad una vetrina di caramelle. Un po’ lo stesso effetto che mi aveva fatto anni prima il lavoro del duo svizzero Fischli and Weiss.
Il loro video “The Way things go” (Der lauf der dinge) é creato con lo stesso procedimento e correva l’anno 1986.
Un video di 30 minuti in cui bottiglie, copertoni, bicchieri, scatole di cartone, pezzi di legno, candele, teiere si muovono animati da una sorta di effetto domino a metà tra il possibile disastro e gli esperimenti del piccolo chimico, una telecronaca che racconta le gesta inutili di oggetti banali. Il risultato è così poetico e allo stesso tempo unico e raro che non credi possa esistere nient’altro di così geniale.

In realtà di esempi cosí ce ne molteplici ed il piú esilarante é sicuramente “Pitaghora switch”. Naturalmente gli ideatori sono giapponesi ed é la sigla di un programma televisivo per bambini a cui insegnare i rudimenti della fisica, della matematica e della scienza. I due protagonisti sono due simpatici pinguini di legno e la musichetta, una volta visto il video, sarà impossibile da dimenticare.

Ma il primo vero inventore di questi macchinari è, come citavo all’inizio, Mr Rube Goldberg. Un simpatico fumettista di fine ‘800, primi ‘900 che nelle sue vignette umoristiche inseriva questi complicati congegni per far compiere ai suoi personaggi azioni semplicissime.