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Arricchito delle splendide illustrazioni di Ana Kras, L’Ultimo Party, edito da ISBN Edizioni, è lo splendido e grottesco ritratto dei lavoratori dell’industria culturale. Autori televisivi, starlette e modelle, editori, scrittori falliti, dj, attori, stylist, fotografi, tutti radunati in una stessa festa e l’idea è quella di celebrarli, attraverso un libro di cui fra loro omaggio che finisce inevitabilmente per denunciarne i peccati capitali. Sono animali, o meglio mostri con fattezze umane e teste di squalo, leone, gatta. Sono fantasmi, stereotipi, luoghi comuni, eppure, così reali.

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Giovanni Robertini denuncia che essi camminano tra noi. Che scandiscono le nostre giornate con i loro “adoro”, che inquinano le nostre tavole col loro sushi, attorcigliati come un serpente infinio su loro stessi, in una coazione a ripetere il circolo della vanità che non ha mai fine. Ridiamo, come ridevano i romani di fronte ai gladiatori straziati dai leoni o dalle spade.

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Di notte anche l’autore stesso del libro si trasforma in un animale di quello stravagante bestiario; costretto a scrivere l’allegoria di una società che detesta, si butta nel romanzo che ama davvero, nel quale, in un tripudio di metafore intelligentissime, l’umanità tutta si trasforma in un gruppo di panda che deve cambiare menu se vuole adattarsi a sopravvivere.

Eppure un brivido si insinua: il dubbio atroce che forse in quelle righe, in quella galleria di mostri (o dall’altra parte, tra chi annaspa per cambiare mentalità ed adeguarsi) ci siamo anche noi.