La serata è andata così.

Luke Fischbeck (Lucky Dragons) è un tipo che può passare inosservato, così inosservato che all’ingresso si rischiava di scambiarlo per uno spettatore e volergli fare il timbro sulla mano (è successo). La sua performance, però, non è di quelle che si dimenticano facilmente:  vedere un centinaio di persone sedute per terra in religioso silenzio, in cerchio intorno a un artista internazionale, in una stanza semibuia e con degli strumenti a disposizione per creare tutti insieme suoni nuovi e improvvisati, non è una di quelle cose che accadono tutti i giorni (anche questo, però, è successo).

Il resto della serata è stato un susseguirsi di atmosfere magiche: il giro delle vasche, di notte, con musica rilassante ed ipnotica in cuffia, per esempio; oppure il Giardino d’Inverno (terrazzino al piano superiore dell’acquario) invaso da installazioni, giochi di luce e persone che parlavano bevendo cocktail e vino. Insomma, tutto quello che, di solito, in un museo non ci si aspetta di trovare (eppure, inutile dirlo, è successo).

photos courtesy of Roberto Leva – esterni.