E’ poco che collaboro con questo blog e già mi capita un’ altra “cosa bella”: la possibilità di intervistare uno degli artisti che preferisco, uno dei più importanti della scena street. Nato a Roma nel 1983, dove attualmente vive e lavora, Lucamaleonte è tra i fondatori dell’International Poster Art. Presenza costante nei principali eventi nazionali e internazionali di urban art, nel 2008 è tra gli street artist invitati da Banksy al Cans Festivaldi Londra. Avevo già avuto la fortuna di incontralo quest’anno, durante l’Attack Festival di Foligno (PG): da curatrice molto spesso ho il privilegio di conversare con gli artisti, respirare la loro energia creativa mentre sono all’opera, è il beneficio che mi fa amare di più il mio lavoro.

Adoro il lavoro di Lucamaleonte.
Il suo è un apparente viaggio all’interno della storia dell’uomo. Prende forma dalle rappresentazioni di animali reali o immaginari dei bestiari trecenteschi, ed approda ora alla pregiata rilettura contemporanea dei canoni della scultura classica. La visita alla mostra Archivio contemporaneo, a cura di Antonella Di Lullo, in programma fino al 21 dicembre al Teatro Palladium di Roma è stata l’occasione di approfondire la sua conoscenza.

FRANCESCA BRIGANTI per Cosebelle Mag – Il tuo è un lavoro complesso e di rara bellezza molto simile a pregiate incisioni. Un sorprendente connubio tra contemporaneo e tradizione. Una ricerca che affonda le sue radici negli antichi bestiari trecenteschi e che ora si rivolge alla scultura classica. In che direzione si muove la tua ricerca espressiva? Qual è il filo che lega la tua poetica?

LUCAMALEONTE – Ci sono diverse tematiche che ricorrono nei miei lavori degli ultimi anni, primo fra tutti la ricerca della perfezione formale, e del bello, inizialmente attraverso lo studio dell’anatomia, sia umana che animale, e la rielaborazione in una veste più grafica, anche attraverso lo sdoppiamento, la specularità di alcune immagini. un’altra tematica che comprende questi lavori, apparentemente differenti è l’ossessione per il collezionismo, la catalogazione, la costruzione di un archivio simbolico assolutamente nuovo, ma con un sapore e una passione antica.

CB In che modo è maturata la tua crescita creativa e  come la collochi nel contesto underground della citta’ dove si realizzano i tuoi interventi?

L – La mia ricerca è cresciuta negli ultimi anni grazie ad un ampliamento degli orizzonti personali, ho iniziato più liberamente a parlare di me, e di quello che provo in questo momento della mia vita; ho iniziato a intendere la tecnica dello stencil come mezzo e non più come fine ultimo creativo. Questo mi ha portato a piegarla alle mie esigenze per uno scopo altro, diverso dal mostrare solo l’espressività dello stencil, e poter andare oltre. In questo momento la scena underground è assolutamente inesistente, cerco di tenermene un po’ lontano per non farmi contagiare dal nulla che circonda e riempie la cosidetta controcultura romana.

CB – Quali sono le mete privilegiate dei tuoi interventi ? Quando e dove si sono svolti i tuoi ultimi interventi murali?

L – Diciamo che dopo un po’ di anni di inattività mi è capitato, nell’ultimo anno, di lavorare su muro più spesso, gli interventi che mi hanno soddisfatto di più in assoluto sono stati per il Festival Attack a Foligno, e perAlterazioni ad Arcidosso, e due muri che ho dipinto ad Ancona, nell’ex mattatoio comunale.


Lucamaleonte @Festival Attack, Foligno (Perugia), settembre 2012

CB – Quali sono gli strumenti che utilizzi per dipingere i tuoi personaggi sui muri?

L – Utilizzo sia stencil, se il soggetto, le dimensioni e il tipo di muro lo permettono, altrimenti non ho problemi ad usare pennelli e colori acrilici.

CB – Che importanza riveste oggi lo stencil tra le differenti tipologie espressive di strada?

L – Lo stencil è una tecnica che con un po’ di impegno possono imparare tutti, e quindi è una delle più viste. siamo in pochi però a possedere una tecnica capace di andare al di là del semplice stencil monocolore da dipingere velocemente per strada. diciamo che ci vuole parecchia dedizione per raggiungere un buon livello tecnico, ma molti si accontentano di risultati mediocri.

CB – La tua sapienza nel padroneggiare le tecniche artistiche tradizionali, dal disegno all’incisione, ha introdotto più volte il tuo lavoro all’interno delle gallerie. In che modo gestisci il tuo rapporto con il sistema dell’arte, che è codificato da regole ben precise, rispetto ad un intervento nel tessuto urbano della città?

L – Lo gestisco da completo outsider e analfabeta del mondo istituzionale. Vado a sensazione e spesso non mi pongo problemi che forse mi dovrei porre, probabilmente per questo le ultime esperienze in campo espositivo si sono concluse con dei risvolti piuttosto negativi. Ho avuto la fortuna di entrare a far parte del mondo artistico senza percorrere un sentiero classico e accademico, non riesco quindi a relazionarmi nella maniera più funzionale con galleristi e curatori purtroppo, d’altra parte però, mi sento anche più libero di non scendere a compromessi, e seguire un po’ meno regole.

CB – Una cosa bella da regalarci?

L – Non sono in grado di partorire una frase ad effetto particolarmente interessante o bella, quindi mi affido alle parole del maestro jedi Yoda, da “Guerre Stellari”, che per me sono diventate un mantra che ripeto ogni volta che devo iniziare a fare qualcosa: “FARE O NON FARE, NON C’E’ PROVARE.

Photo credits Fabio Trifoni e Federica Tega