I giapponesi sono sempre un passo avanti.
Assurdi, sopra le righe e un po’ folli.
Vi è mai capitato di assistere ad un concerto audiovisivo fortemente sconsigliato alle persone fotosensibili?

illustrazione by Sara Zanella

Illustrazione di Sara Zanella

Per qualche minuto ho avuto il timore di poterlo essere, non essendo mai stata ad una esperienza di questo tipo, però, per amore del teatro mi sono fatta forza e ho sfidato la “sorte”! Così, sabato 11 ottobre all’interno del Teatro Storchi a Modena per il VIE Festival ho assistito a SYN di Ryoichi Kurokawa.

L’opera di questo artista è un mix tra installazione e performance che ha preso vita in una notte piovosa e buia di ottobre. Alle ore 23 una coda lunghissima di persone era in attesa di entrare, giovani, adulti, anziani. Mi è sembrato, per un momento, di assaporare l’atmosfera di un film francese e di trovarmi in una capitale straniera, dove il sabato sera i teatri prendono vita, le platee sono gremite e non c’è differenza di età, ma si è parti tutti di un unico grande evento.

www.multiplicidade.com

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Ho trovato la cosa alquanto curiosa, perché il “piccolo giappo” ha smosso l’interesse coinvolgendo  le età più differenti (anche se la percentuale più elevata era di giovani naif ventenni). Il vecchio teatro Storchi è stata la sede più indicata per la chiusura della serata del Festival, col suo stile decò, un po’ antiquato ha saputo accogliere una performance contemporanea e fuori dagli schemi.

www.emiliromagnateatri.com

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Ryoichi Kurokawa è un artista giapponese di fama mondiale noto principalmente nel panorama musicale e in quello delle arti visive per le sue opere classificate come delle vere e proprie “sculture temporali”.

Il suo percorso artistico si è sempre concentrato sul suono e video, ma nell’ultimo periodo l’attenzione del giovane artista si era rivolta più ai linguaggi del mondo cinematografico. Con Syn ritorna alle origini, riportando assonanze maggiori col mondo musicale. La parola Syn in greco significa “insieme” o “integrato” ed è proprio in quest’opera che Ryoichi cerca di enfatizzare le molteplici sinestesie. Suono e immagine sono perfettamente uniti, il suono genera l’immagine o… il contrario?

Per 30 minuti ho vissuto una esperienza sin-estetica. Un concerto a tre dimensioni, fatto per gli occhi, le orecchie e la mente.

www.ryoichikurokawa.com

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Avvolta dal buio in sala, sentivo il suono come se fosse vivo, sotto la poltroncina, dentro le viscere, lo sentivo smuovere l’interno del corpo e gli occhi erano rapiti da continue immagini che velocemente  prendevano forma (da semplici righe a immagini di natura e animali che si fondevano con eleganza e naturalezza), la mente le riconosceva e le abbinava al suono creato, pur non sapendo come descriverle, sono entrata dentro lo spazio e l’ho sentito.

www.ryoichikurokawa.com

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L’aspetto interessante di questa performance, e dell’intento di Ryoichi, è quello di concepire l’iterazione di due livelli completamente diversi che possono coesistere, il sonoro e il visivo che molto spesso viviamo nello stesso istante (si pensi ad un film o un concerto) ma in questo caso l’uno crea l’altro in una armonia quasi di collisione e sintetica allo stesso tempo.

Abituati di più alla videoperfomance (che da poco ha compiuto i suoi 50 anni, avendo in Italia il suo pioniere in Michele Sambinagli inizi degli anni 80, a Padova) ci ritroviamo in un filone forse similare ma molto diverso proprio per l’intento e il concetto in se, che sembra essere proprio quello di dare una dimensione al suono, di dargli uno spazio, di farlo vedere e vibrare all’interno dell’essere, con risultati sicuramente curiosi e vincenti.

[syn_ from RYOICHI KUROKAWA on Vimeo]