Nei lunghi secoli durante i quali essere donna veniva considerato quasi come un impedimento, l’apporto femminile alla scienza, alla cultura, all’arte è stato spesso oscurato o, alla meglio, attribuito all’influenza di figure maschili (padri, mariti, colleghi) che per il pensiero dell’epoca erano detentori esclusivi della superiorità intellettuale. Una di queste è Lise Meitner.

Elise, detta Lise, nasce a Vienna nel 1878 da una numerosa famiglia benestante di origine ebraica e la sua è la storia di una ragazza colta, timida, modesta, completamente dedita al suo lavoro, cresciuta però in un mondo accademico ancora precluso alle donne, in un periodo storico tormentato, in una Germania brutale.

Frequenta i primi anni di scuola – fino alle medie – ma è presto costretta ad interrompere il suo percorso scolastico in quanto solo ai ragazzi è concesso proseguire con gli studi superiori ed universitari.

Nel 1899 una legge apre le porte delle università anche alle donne. Finalmente.

Le ragazze che per forza di cose non hanno frequentato il ginnasio possono sostenere un esame – il Matura – e, se lo superano, è concesso loro di iscriversi all’università. Lise Meitner si prepara da autodidatta con grande impegno e dedizione, viene ammessa all’esame e lo passa nel 1901.

Appassionata di fisica e scienze si iscrive alla prestigiosa facoltà di Vienna e fin dai primi anni si occupa dei problemi della radioattività.

Nel 1906, nonostante tutte le difficoltà, Lise Meitner è la seconda donna a conseguire un dottorato in Fisica.

L’anno seguente si trasferisce a Berlino per seguire le lezioni di Max Planck – geniale fisico tedesco – il quale, sbalordito dalle sue capacità, decide di farle attendere i suoi corsi – sebbene donna – e l’anno dopo ne fa addirittura la sua assistente insieme al chimico Otto Hahn.
Lei stessa definirà questo enorme traguardo dicendo:

Fu il passaporto per l’attività scientifica agli occhi della maggior parte degli scienziati, e una grande spinta per superare i pregiudizi diffusi nei confronti delle donne universitarie.

Lise e Otto saranno colleghi e amici per oltre trent’anni e neanche un Nobel in parte “sottratto” le farà cambiare idea: resterà legata a lui fino alla fine. Ma andiamo in ordine.

lise meitner

Qualche tempo dopo viene messa a disposizione di Hahn una ex falegnameria nel dipartimento di Chimica, un laboratorio per lui e Lise Meitner dove però Lise viene registrata come “ospite non pagato”.
Il locale ha il vantaggio di possedere un’entrata separata per non incrociare il Direttore – ostile alle presenze femminili in ateneo – e lei è costretta ad entrare dalla porta di servizio, mentre per il bagno deve addirittura utilizzare quello di un vicino ristorante.
Sempre a causa del suo essere donna non può accedere alle aule e ai laboratori degli studenti, divieto che verrà annullato nel 1909. Lavora quindi senza nessun compenso e solo dal 1913, dopo una battaglia con l’amministrazione, le viene finalmente pagato uno stipendio.

Nel 1914, a causa dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, è costretta a separarsi da Otto: lui è impegnato nella costruzione di armi chimiche al fronte mentre lei, pacifista convinta, torna in Austria e presta servizio come infermiera di radiologia presso un ospedale.
Vedere da vicino la devastazione non fa che aumentare il suo ripudio per la guerra.. l’esperienza è terribile.
Tre anni dopo torna a dedicarsi agli studi, scopre il novantunesimo elemento della tavola periodica, il Protoattinio, e nel 1926 è la prima donna in Germania a ricevere il titolo di professoressa.

Lo stesso anno un quotidiano berlinese riporta quanto segue «l’Esimia Professoressa Meitner ha inaugurato l’anno accademico con una lezione di fisica cosmetica», invece di cosmologica. Solo un errore di battitura?

Oltre che con il sessismo, Lise Meitner deve ora combattere anche con l’antisemitismo.
Infatti, nel 1933, a causa delle sue origine ebraiche (anche se convertita al protestantesimo), le viene ritirato il permesso di insegnare.
Intanto Lise, assieme a Otto e al suo assistente Fritz Strassmann, porta avanti i lavori di ricerca che erano stati iniziati, nel 1934, dal fisico italiano Enrico Fermi con il bombardamento dell’uranio con neutroni.

Fermi, sicuramente un nome più familiare per noi italiani in ambito scientifico, è famoso in tutto il mondo e riceve nel 1938 il Premio Nobel per la fisica, per “l’identificazione di nuovi elementi della radiottavità e la scoperta delle reazioni nucleari mediante neutroni lenti”.

Nel luglio del 1938, a seguito dell’annessione dell’Austria alla Germania nazista, Lise perde la sua cittadinanza austriaca e come ebrea è particolarmente in pericolo: è costretta ad emigrare illegalmente in Svezia (dove continuerà le sue ricerche fino al 1946). Mantiene con Hahn un rapporto di corrispondenza, lui le invia straordinari risultati ottenuti nella loro ricerca e la pone davanti a diversi quesiti ai quali lui non riesce a dare risposta. È in quello stesso dicembre che durante una vacanza con il nipote Otto Frisch (un fisico viennese, fuggito anche lui dalla Germania nazista in Danimarca nel 1933) Lise arriva alla corretta interpretazione e descrizione della fissione dei nuclei di uranio.
Questa scoperta viene resa pubblica tramite una famosa lettera all’editore della rivista inglese “Nature”, nel gennaio 1939.

Sono le fondamenta per lo sviluppo sperimentale della fissione nucleare.

Quando nel 1943 gli americani radunano nel deserto del New Mexico i più noti scienziati come Fermi e Oppenheimer per costruire a tempo di record la bomba atomica (Progetto Manhattan) vengono fatte pressanti richieste anche a Lise ma lei, antimilitarista e non violenta, rifiuta categoricamente sostenendo che non avrebbe mai avuto a che fare con un’arma bellica.

Nel 1945 Hahn riceve il premio Nobel per la chimica secondo la motivazione ufficiale «…per la sua scoperta della fissione di atomi nucleari pesanti». Lise Meitner non viene nemmeno citata durante il discorso di Hahn.
Il 6 agosto dello stesso anno però, quando avviene lo scoppio della prima bomba atomica su Hiroshima, Lise viene nominata come la “mamma della bomba”. Proprio lei, che rifiutò numerose volte incarichi di ricerca per la costruzione di armi belliche.
Il 9 agosto 1945 la Meitner si fa intervistare alla radio da Eleanor Roosevelt per chiarire la propria posizione e ribadire che la vocazione degli studi scientifici è la pace.

Nel 1947, nonostante il Nobel negato, la ragazza ebrea che doveva entrare dalla porta di servizio nel laboratorio di Otto Hahn a Berlino, viene nominata capo della sezione di fisica nucleare dell’istituto di fisica del Politecnico di Stoccolma.
Viene invitata a tenere lezioni e corsi in molte università americane: finalmente arrivano i riconoscimenti meritati. Nel 1949 le viene conferita la Max-Planck-Medaille.

Si ritira dalla ricerca sperimentale nel 1952, a 74 anni, ma continua ad insegnare e soprattutto spende le sue ultime energie in giro per il mondo per sostenere l’ingresso delle donne nella ricerca e, in generale, nei lavori intellettuali.

Amo la fisica, mi sarebbe difficile immaginare la mia vita senza. È una specie di amore personale, come per una persona a cui si deve molto.

E la fisica sicuramente deve molto a lei.
Nel 1966 riceve il premio Enrico Fermi. L’elemento chimico Meitnerio porta questo nome proprio in suo onore, come anche il Hahn-Meitner-Institut di Berlino.

Fino alla sua morte continua a battersi per l’uso pacifico della fissione nucleare.
Ci lascia nel 1968, pochi mesi dopo Hahn, e sulla sua tomba si legge “Lise Meitner, una fisica che non perse mai la sua umanità”. E la sua caparbia e la sua classe.

Testo di Manuela Zanolo

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Per approfondire la sua storia e capire più a fondo la portata della sua scoperta scientifica, ecco alcune fonti interessanti:
Simona Cerrato, La forza nell’atomo. La vera vita di Lise Meitner, Editoriale Scienza, 2004
Ruth Lewin Sime, Lise Meitner. A life in physics, University of California Press, 1997