Chiara Formenti e Valentina Stella sono andate per noi a LisbonaGeneration Europe, la voce delle nuove generazioni made in Unione Europea. Qui ci raccontano com’è andata, le impressioni dei loro figli, europei prima che italiani. Hanno conosciuto chi ha scelto questa città per vivere e ne hanno raccolto i consigli anche per chi, come noi, magari ci passa solo un fine settimana.

Primo, le stelle. Quando sono felici, i bambini luccicano.

Come stelle.
Io e Guia siamo arrivate all’aereo discutendo: lo zaino è troppo pieno, perché ti devo tenere io la giacca, non hai caricato l’ipad, la cintura va messa stretta, mamma stringila SE NO CADI. Poi, le stelle. Dopo una risata scoppiata all’improvviso, l’ho guardata negli occhi, e lì dentro c’erano tante stelline.

Secondo, le stelle. Quelle della bandiera dell’Unione Europea.

Anni fa all’università il professore di Economia Politica ci disse «L’ingresso nell’UE sarà un regalo – faticoso, ma un regalo – che faremo ai nostri figli e nipoti».
A Guia piace la bandiera della UE perché ci sono le stelle, e quelle stelle fanno il girotondo. E le piace perché le abbiamo sempre detto «Tu sei europea, di nazionalità italiana».
È per queste stelle che Chiara ed io siamo partite qualche tempo fa. Dopo tante chiacchiere via whatsapp e facebook su Europa, politica, problemi, opportunità, ci siamo virtualmente guardate negli occhi e ci siamo dette «Perché non portiamo i nostri bambini a vederla davvero quell’Europa?». Ci siamo incontrati tutti una sera di novembre all’aeroporto di Lisbona: Chiara e suo figlio Riccardo (7 anni), io e mia figlia Guia (7 anni). Non eravamo nemmeno saliti sulla metro, che già quei due – che non si erano mai incontrati prima – stavano correndo e giocando come pazzi.

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Perché Lisbona?

Perché è stato il mio ingresso in Europa, grazie all’Erasmus durato un anno. Perché il trattato di Lisbona ha rimodellato l’idea di Unione Europea poco tempo fa. Perché Lisbona è una città che si sta trasformando anno dopo anno e sta crescendo anche grazie ai fondi UE e agli investimenti degli altri paesi europei.

Siamo arrivati all’ora di cena e dalle finestre del NOVOTEL LISBONA di Praça da Espanha abbiamo guardato per un attimo la notte di Lisbona, fatta di piccole luci e di qualcosa, là in fondo, che sembra il mare eppure è solo un enorme fiume. Dopo poco eravamo già seduti al Bairro Alto a mangiare. È facile – anche se non se ne parla tanto – innamorarsi del cibo portoghese, ed è un cibo semplice, gustoso e non troppo ricercato, anche per i bambini. Nei due giorni che abbiamo passato a Lisbona ci siamo persi per le vie della Baixa, dell’Alfama, della Graça, del Bairro Alto, ma soprattutto siamo andati a parlare con le persone.

Chiara e io volevamo andare a chiacchierare con chi questa Europa la sta vivendo sulla pelle, ogni giorno, perché la sta costruendo o perché sta sfruttando le tante opportunità legate alla sua esistenza. Qui, a Lisbona.

Per esempio, chi è partito dall’Italia e qui ha deciso di vivere e mettersi in gioco. Valentina Toscano e Elisa Sartor hanno scelto il Portogallo per creare. Perché davvero, quando conosci il progetto Mani in Pasta, ti viene in mente come prima parola il verbo creare.

Chi c’è a Lisbona?

Mani in Pasta, che ha la sede in un palazzo antico e affascinante di Marques Pombal, è una associazione nata per diffondere la cultura del cibo italiano in Portogallo. Valentina e Elisa hanno messo le mani in pasta nel momento in cui hanno deciso di portare la pasta fatta in casa nelle case, appunto, e nei cortili e nelle piazze dei portoghesi. Ma non solo di portarla, anche di farla con loro, tutti insieme, come quando insieme a Chef Rubio hanno messo tutti le mani in pasta per fare la mugnaia, che è una pasta tipica abruzzese, in un cortile della Mouraria.
E dato che sono due architette esperte di design, hanno deciso di creare non solo cibo, ma anche oggetti, come quelli che Guia e Riccardo si sono subito accaparrati (io mi comprerei praticamente tutto del loro shop).

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Oggi Mani in Pasta, a due anni dalla nascita, progetta eventi culinari itineranti, performance culinarie creative e food design, e produce oggetti di design legati all’immaginario del food.

Quando si parla di italiani che partono e vanno a lavorare all’estero si dà spesso per scontato che si possa fare, ecco, in Europa per noi europei sì, si può fare davvero.

“In quanto cittadino dell’UE, hai il diritto di trasferirti e cercare lavoro in un altro paese dell’UE. Se hai lavorato in un altro paese dell’UE e perdi il lavoro o se sei un lavoratore autonomo e la tua attività si esaurisce, in determinati casi puoi mantenere il tuo diritto a soggiornarvi.”

Anche Valentina ed Elisa sono arrivate in Portogallo senza un lavoro, e una volta lì, una volta nel paese che avevano scelto, hanno cominciato a costruire il loro sogno.

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Come sta Lisbona (e il Portogallo)?

Camminavamo per i vicoli dell’Alfama e mi sono ricordata di quella mia ultima notte di Erasmus, quel momento in cui, seduta sulla poltrona di casa, mi sono detta «Potrei anche non tornare in Italia», e poi però ho chiuso le valigie e sono partita. Ho pensato a quel momento tante volte dal 1999 a oggi. E ogni volta che vado a Lisbona mi chiedo «Perché sono tornata a casa, quella notte?». Non potevo saperlo all’epoca, o forse avrei potuto vagamente immaginarlo, ma Lisbona – da 25 anni uscita dalla dittatura di Salazar – in quegli anni post Expo (c’è stata l’Esposizione Internazionale nell’estate del 1998 e il tema era Oceani: un’eredità per il futuro) stava letteralmente rinascendo.
Abbiamo parlato con VisitLisboa, l’ente che si occupa del turismo di Lisbona, e poche volte ho letto così tanto ottimismo negli occhi di chi si occupa di una città. Il turismo sta crescendo, e quello della capitale sta letteralmente trascinando il turismo di tutto il paese (Algarve, Alentejo, Porto soprattutto). Il mondo si sta rendendo conto della bellezza di una striscia di terra ai margini dell’Europa, una striscia di terra attraversata da mille culture e da una storia che parla di grandi navi che salpavano verso l’oceano, di scrittori come Pessoa e Saramago, ma anche di un grande fermento che sta spingendo tutto il Portogallo verso il futuro.

Oggi a Lisbona non ci sono solo storia musei e monumenti, ma c’è una comunità internazionale che viene qua sì per turismo ma anche per investire e per costruire sogni.

C’è stato il Web Summit all’inizio di novembre, e con lui migliaia di stranieri in giro per la città. Ci sono interventi da parte dello stato per agevolare la nascita di startup e nuove imprese. Ci sono progetti istituiti dall’amministrazione pubblica per riqualificare zone problematiche. E ci sono i portoghesi, che sono persone umili e orgogliose, innamorate del loro paese e della loro storia, e allo stesso tempo – abituate a chi arrivava dalle colonie – aperte a chi viene da fuori.

L’ultima sera eravamo in un piccolo bar dell’Alfama a bere una imperial con Daniele Coltrinari, l’autore del documentario Italiani a Lisbona. Abbiamo parlato tanto di come si vive lì e come si vive in Italia, abbiamo parlato anche di Europa, di ciò che dovrebbe cambiare e di ciò che invece è entrato a far parte così tanto delle nostre vite da non fare più notizia. Guia e Ricky erano seduti a un tavolo a giocare. A un certo punto ci hanno chiesto una bibita, il barista mi ha dato una lattina, e loro – amici da meno di tre giorni – appena gliel’ho portata hanno infilato le due cannucce e hanno cominciato a bere insieme.

Forse le stelle della bandiera dell’Unione Europea sembrano fare il girotondo perché è da lì che dobbiamo ripartire: dal capire che condividere, tenersi per mano, conoscersi senza paura vuol dire crescere insieme.

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Lisbona, i nostri consigli.

Dormire:

Il NOVOTEL LISBONA di Praça da Espanha è un bellissimo hotel perfetto per le famiglie, non lontano dal centro, con piscina, sala bambini e la colazione più buona e completa che abbiamo mai trovato. Più info qui.

Mangiare:

Ristorante Cabaças, rua das Gaveas 8, nel Bairro Alto. La specialità è il naco na pedra, cioè un pezzo di carne cruda che ti portano su una pietra rovente e che ti cucini tu sul momento. Amatissimo dai giovani lisboeti, bisogna andare molto presto o mettersi in coda.

Taberna das Flores, in rua das Flores 103, nel Bairro Alto. Piatti legati alla tradizione portoghese ma con dettagli innovativi, atmosfera intima, olio extravergine buonissimo (anche in vendita) fatto dai proprietari.

Bere:

Uno dei luoghi più bizzarri di Lisbona, un locale che sembra un labirinto con tantissime vetrine piene di soprammobili di ogni tipo che arrivano dal passato e da tutto il mondo: il Pavilhão Chinês, in rua Dom Pedro V, 89/91.

Comprare:

Un nome su tutti, A vida portuguesa, nel quartiere riqualificato da poco di Intendente: dagli acquerelli alle stoviglie, dai giocattoli in legno al miele, dai libri alle creme per il viso (una crema si chiama “Miracle Face Cream”, potevamo non comprarla?) e per le mani al profumo di Jacarandas. Tutto fatto solo ed esclusivamente in Portogallo.

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Testo a cura di Valentina Stella. Foto di Chiara Formenti.